Il senso di autostima (SAS)
Comunicare in modo ottimale significa: prestare attenzione al SAS dell'altro
Come vi valutate?
Provate un po' a rispondere a questa domanda. Riflettete con calma un paio di minuti, prima di proseguire nella lettura. Riportate qui sotto i risultati della vostra riflessione.
Come mi valuto?
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Avete incontrato difficoltà? Probabilmente sì. Perché? Perché noi non siamo in grado di indicare così su due piedi qual è il valore che ci attribuiamo. Perché il senso del nostro valore è la risultante di più valori, che si estendono ad ambiti diversi. Per esempio:
“Sul piano professionale sono a posto. Nel caso di offerte di particolare importanza, la ditta manda invariabilmente me a rappresentarla. Apprezzano le mie prestazioni, sono davvero soddisfatto. Ma nel privato le cose non vanno particolarmente bene. Per esempio, ieri sera sono tornato a casa stanco morto e non ero ancora arrivato all'uscio che mia moglie aveva già cominciato a dire: “Senti un po', devi parlare assolutamente al ragazzo. Diventa ogni giorno più sfacciato!”. Al che le ho gridato di rimando: “Vorrei vedere che una buona volta te la cavassi da sola con i problemi educativi!”. Dopo naturalmente mi è dispiaciuto. Tuttavia l'umore era irrimediabilmente guastato”.
Che cosa significa questo?
Solo attraverso un confronto con gli altri possiamo stimare quello che valiamo
Quando facciamo qualcosa, in special modo se è la prima volta, per sapere se l'abbiamo fatto bene abbiamo bisogno del giudizio degli altri. Perciò dipendiamo dall'eco dell'ambiente che ci circonda. Quindi a decidere è:
• il nostro capo, chi è che redige i rapporti migliori;
• il cliente, da quale venditore preferisce farsi consigliare;
• Ia moglie, quale comportamento del marito le piace o meno.
Ciò significa che:
nel determinare quello che valiamo dipendiamo in parte dal giudizio degli altri
Questo giudizio può essere giusto o ingiusto. Può esserci comunicato in modo simpatico oppure scortese. Un capo loda gli aspetti positivi e critica quelli negativi, I'altro nota solo gli sbagli. Un amico è comprensivo se una volta si arriva in ritardo a un appuntamento, I'altro si sente irrimediabilmente offeso.
Nei processi comunicazionali tuttavia continuiamo ad attenerci a questo giudizio
In ogni singola comunicazione può nascondersi un tale giudizio. Perciò osserviamo sempre:
• se l'altro ci considera in modo positivo (questo accresce il nostro SAS) oppure:
• se l'altro ci considera in modo negativo (questo minaccia il nostro SAS).
Fintantoché supponiamo che nella comunicazione del nostro interlocutore non si celi alcun giudizio o si celi un giudizio positivo, possiamo concentrarci sull'informazione. Ma se riteniamo di captare fra le parole un giudizio negativo, ci concentriamo più su questo giudizio che sull'informazione vera e propria.
Ecco un esempio a tale proposito.
Una coppia americana entra poco dopo mezzanotte nel ristorante di un grande albergo. L'uomo chiede in inglese al cameriere se a quelI'ora c'è ancora qualcosa da mangiare. Quest'ultimo va in cucina ad appurare. Dopo alcuni minuti riappare e dice:
<Purtroppo la cucina...>. L'uomo lo interrompe: “Non parla inglese?”. “ . .già chiusa. . . ”
L'americano interrompe una seconda volta per informarsi impazientemente se ci sia qualcuno in quel posto che parla l'inglese. Tuttavia il capo cameriere completa la sua risposta in italiano e dice:
“...però, se lo gradite, potete avere un sandwich”.
Al che la donna monta su tutte le furie all'idea che in quel posto non si possa avere nemmeno un sandwich. Infatti nell'irritazione non ha capito nemmeno la parola .
Che cosa deduciamo da questo esempio?
- che il processo comunicazionale è cattivo se uno degli interlocutori si concentra a tal punto sull'informazione da dimenticare la persona.
- se l'interlocutore si irrita, non è più in condizione di pensare razionalmente. Fraintende addirittura cose che in condizioni normali non avrebbe mai frainteso.
L'americana del nostro esempio si sentiva lesa nel suo SAS. Infatti, a causa dell'atteggiamento del cameriere, preoccupato solo della informazione che doveva dare, sentiva di essergli completamente indifferente come persona.
Pertanto una regola fondamentale della comunicazione è la seguente:
quando si lede il SAS dell'altro, la comunicazione viene soffrirne
Quanto più la comunicazione ne soffre, tanto meno si svolge in maniera positiva. Infatti ora si deve fare i conti con questa . Quanto maggiore è la zavorra, tanto più difficile diventa la comunicazione.
Per ridurre questa zavorra, per comunicare con successo, si deve comprendere quanto segue:
1. che cosa è il SAS? 2. come si mantiene?
1. CHE COS'È IL SAS?
Il SAS è l'unità centrale del nostro essere, a cui in definitiva riferiamo ogni cosa.
A prima vista ciò può apparire strano, ma bisogna considerare che ogni individuo vorrebbe valere qualcosa. Sia che si sforzi di diventare soprattutto una “buona persona” o che aneli a ottenere “buoni risultati”, sia che aspiri particolarmente a essere un “valido specialista” oppure una “perfetta donna di casa”: di qualunque natura possano essere i loro obiettivi, quando queste persone li raggiungono, si sentono bene. Allora “ne è valsa la pena”. Allora hanno il senso di quello che valgono.
Se considererete le motivazioni con occhio critico fino alle estreme conseguenze, constaterete che:
tutto quello che si fa, in definitiva lo si fa per
mantenere, difendere o migliorare il proprio SAS
Ciò significa che ciò che facciamo (o tralasciamo di fare) mira in ultima analisi ad apparire positivo agli occhi del mondo circostante. Infatti, solo con l'aiuto di reazioni positive dell'ambiente che ci circonda (feedback positivo) anche noi possiamo vederci in una luce positiva. Il nostro prossimo rappresenta uno specchio e questa funzione è resa possibile solo dalla comunicazione.
Se continuate a dubitare che ciascuno dipenda in gran parte dalla reazione del mondo circostante, provate a fare uno (o parecchi) dei seguenti esperimenti.
Esperimento : in questo caso si ha un effetto immediato prodotto da una reazione negativa dell'ambiente...
Pregate A di farvi il nome di alcuni animali seguito da una loro “attività” caratteristica, come ad esempio; il cane abbaia, il gatto miagola, il topo rode, ecc.
Al primo animale che l'altro nomina annuite gentilmente con la testa (in segno di incoraggiamento). Al secondo iniziate l'esperimento vero e proprio: a ogni successiva enumerazione sollevate “stupiti” e (o) “delusi” le sopracciglia, scuotete la testa in segno di “disapprovazione” (ossia, date un feedback negativo) e aspettate.
Al massimo dopo 3 o 4 animali l'altro perderà il suo equilibrio. Dirà o chiederà: “C'è un trucco?”,, “Come, cosa succede?”, “Ma cos'ha scusi?”, “Qualcosa non va?”, “Non capisco bene che cosa voglia da me”,.“Non ci riesco”.
Se l'altro è di quelle persone che quando riflettono “guardano per aria” (ossia distolgono lo sguardo da voi), continuate a guardarlo fisso lo stesso corrugando la fronte; anche lui di tanto in tanto cercherà l'“eco” del mondo circostante. Con lui arriverete al massimo alla 6a 0 7a enumerazione, prima che gli venga la sensazione che qualcosa non va.
Senso e scopo di questo esperimento è mostrare molto chiaramente a voi e al soggetto dell'esperimento che:
- in genere non badiamo alle reazioni positive del mondo circostante, le prendiamo come del tutto normali, e
- non siamo in grado di eseguire nemmeno il più piccolo compito in modo ottimale se le reazioni, contrariamente alle aspettative, sono negative. Solo allora infatti notiamo quanto tutti dipendiamo da un feedback positivo.
Se doveste constatare che la persona sottoposta all'esperimento non reagisce minimamente ai vostri segnali negativi, potrete dirle che appartiene a quel 3 per cento, il cui SAS è così solido che riesce lo stesso a risolvere il compito! (Migliaia di serie di esperimenti simili hanno tuttavia messo in luce che anche questi individui al 4° o 5° test di questo tipo cominciano a dubitare delle loro capacità).
Esperimento: pregate un amico di criticarvi in 15 punti. Proponetevi pure di non farvi toccare affatto dalle sue critiche, perché Voi non dipenderete certo dal giudizio degli altri. Dite tranquillo dentro di voi:“Non è che un esercizio”. Al massimo al 6° punto noterete che il vostro umore si è improvvisamente abbassato. Vi accorgerete di difendervi. Di spiegare all'altro perché agite così e così. Che cercate di chiarire che, nonostante le critiche che vi ha fatto, la vostra stima di voi stessi è ancora considerevole.
Pertanto dobbiamo partire dal presupposto che:
• il SAS dipende dalle reazioni dell'ambiente circostante,
• Ie reazioni dell'ambiente avvengono sempre sotto forma di comunicazioni,
• ogni comunicazione, di conseguenza, comporta una reazione.
Perciò dobbiamo sapere come mantenere il SAS. Solo così infatti possiamo evitare di aggredire senza motivo il SAS dell'altro...
Non dire, ad esempio: “Allora, vorrei proprio vede una buona volta che riuscissi a cavartela da sola con il ragazzo!”. Solo allora saremo in grado di capire come possiamo aiutare l'altro a costruire il proprio SAS, dicendo ad esempio: “Non stento a credere che il ragazzo ogni tanto ti manda su tutte le furie”.
Infatti, quanto migliore è il SAS dell'altro, tanto meglio avverrà la comunicazione per entrambi. E di conseguenza tanto maggiore sarà il successo che avremo.
2. Come si mantiene il SAS?
Conosciamo cinque fattori che sono necessari per mantenere il SAS (riportateli uno per uno, dopo che ne avremo discusso, nel diagramma che troverete più avanti in questo capitolo).
Il primo fattore
A. Situazione
Benny, un collaboratore di una grande compagnia di assicurazioni americana addetto al contratto con i clienti, proviene da una famiglia battista. Conformemente alla sua educazione religiosa, non deve bere alcoolici né fumare, cantare o ballare. In breve, tutto quello che è fonte di gioia gli è proibito.
Benny ha un buon contatto con i suoi clienti e in genere è sempre benvisto. Solo di tanto in tanto ha un problema: succede che alcuni clienti, a conclusione di una polizza, gli offrano da bere per festeggiare la decisione presa e naturalmente si aspettano che Benny beva assieme a loro.
Questo mette Benny in una situazione incresciosa, perché la sua educazione non solo gli vieta di bere, ma gli vieta anche di mentire ("Purtroppo non posso per ragioni di salute...").
Quindi Benny è in un dilemma: o accettare di bere, nel qual caso però poi per ore sarà afflitto da una "cattiva coscienza", ossia si sentirà non‑OK, oppure, rifiutare di bere, nel qual caso però dovrà sentirsi delle osservazioni che gli dispiaceranno, ovvero gli si farà venire una coscienza non‑OK
In altri termini: in un modo o nell'altro non si sentirà bene.
B. Analisi
La coscienza è la parte della nostra personalità condizionata dalI'ambiente. Il bambino nasce senza coscienza; al momento possiede solo la sua eredità genetica (istinti, predisposizioni). Segue il principio del piacere (qui dobbiamo tener presente che definiamo "piacere" ogni soddisfazione di desiderio in contrapposizione al "dispiacere", quale consideriamo ogni impedimento del soddisfacimento di un bisogno).
Il lattante vuole. Vuole saziarsi di cibo, dormire, avere aria fresca, sicurezza, protezione... A ogni impedimento risponde strillando. Un bambino piccolo non conosce altro che i suoi interessi! Non ha ancora nessuna comprensione per i bisogni dell'altro. Non sa ancora che cosa sia "buono" o "cattivo", "giusto" o "sbagliato". Non ha ancora una "coscienza".
Il mondo circostante tuttavia modifica il comportamento del bambino. Dice:
• questo puoi farlo!
• questo non devi farlo!
• questo devi farlo così e così!
• questo è permesso e questo è vietato!
Dal momento che il bambino, per l'appagamento dei propri bisogni, dipende dal mondo circostante, impara presto ad adattarsi, interiorizza (accetta) i diversi precetti e divieti che Freud sintetizza col termine di Super‑io, che il linguaggio comune da tempo immemorabile si chiama coscienza.
La coscienza dunque è composta da:
• i precetti e i divieti (dell'ambiente circostante),
• Ia "morale" (che è mutevole),
• i criteri che attingiamo dall'ambiente che ci circonda.
Una volta che abbiamo accettato questi precetti e questi divieti interiormente, essi diventano parte della nostra personalità. Il linguaggio comune lo descrive con molta precisione quando parla di quella "voce interiore" che ci induce a comportarci "rettamente". Poiché l'individuo vive in una comunità, queste leggi e questi divieti adempiono a uno scopo: lo aiutano a inserirsi, gli permettono di riconoscere i diritti e la proprietà altrui.
Mediante il processo di interiorizzazione i precetti e i divieti divengono una componente della sua personalità (è un processo che chiamiamo socializzazione, perché si sviluppa solo mediante la capacità di vivere all'interno di una comunità. Solo attraverso questo processo di apprendimento estremamente importante è possibile all'individuo riconoscere i diritti e la proprietà altrui). Ciò significa che la coscienza di un individuo influenzerà in modo decisivo la sua vita (e il suo SAS). Gli darà delle direttive su come deve comportarsi per non essere escluso dalla società.
Tuttavia la coscienza può diventare problematica allorquando un individuo proviene da una cultura (o subcultura) minoritaria o straniera, ossia quando la comunità in cui al presente vive ha un'altra morale
( = coscienza collettiva). Come il nostro Benny, che aveva una coscienza battista in una comunità prevalentemente non battista.
Infatti a questo punto sorge un conflitto: agisco secondo la mia coscienza (e vengo respinto dalla comunità), oppure agisco secondo la coscienza collettiva della comunità (e soffro nel mio SAS)?
Vediamo dunque con estrema chiarezza che:
ogniqualvolta non osserviamo un precetto o un divieto interiorizzato,
ciò intacca il nostro SAS.
Infatti la "cattiva coscienza" è una sensazione psicologica di essere non‑OK. Solo quando la nostra coscienza è di nuovo "pura", ci sentiamo di nuovo OK.
Per la prassi quotidiana ciò significa che se siete in procinto di indurre qualcuno a fare qualcosa che non è conciliabile con la sua coscienza, intaccate al tempo stesso il suo SAS. La sua reazione di conseguenza è destinata a sfociare in una resistenza, perché egli deve ovviamente difendere la sua coscienza (in quanto parte della sua personalità).
Un caso tratto dalla realtà
Niedermeyer che (secondo la propria coscienza) è un commerciante onesto e serio si trova di fronte alla seguente situazione:
Edsel, il suo nuovo socio, ha presentato una certa situazione in modo diverso da come stava in realtà per trarne un vantaggio per la ditta (quindi anche per Niedermeyer). Peraltro, non ha mentito direttamente, ma ha lasciato deliberatamente credere alla controparte in una trattativa qualcosa che non era vero.
Questo, Niedermeyer lo è venuto a sapere "per vie traverse". Ora vuole discuterne con Edsel:
Niedermeyer: "Ma Signor Edsel, come può affermare. . . "
Edsel: "Io non la capisco! Si tratta del suo vantaggio, Signor Niedermeyer! "
Niedermeyer: "Questo non mi interessa affatto in questo momento! Ho lavorato per anni per crearmi la reputazione di uomo onesto, serio, per bene e affidabile..."
Edsel: "Caro Signor Niedermeyer, adesso basta! Per prima cosa Lei sta sostenendo che io non sono onesto e, in secondo luogo, il commercio non è una scuola per signorine! Si deve combattere con durezza!" Niedermeyer: "Mi rifiuto di accettare i suoi metodi di trattare gli affari". Edsel: “Allora farà fallimento!>
Niedermeyer: "Oppure mi cercherò qualcuno che sia disposto a lavorare con sistemi più seri. . . ! "
(Come vedete, Niedermeyer ora non respinge più il modo di lavorare di Edsel, bensì la sua persona. Edsel lo avverte e reagisce di conseguenza) Edsel: "Allora se lo cerchi! Lei deve decidersi una buona volta: o mette su un campo di boy‑scout, oppure fa il commerciante. Perché gli altri andranno avanti così, che a lei piaccia o no! "
(Ora anche Edsel ha attaccato Niedermeyer come persona).
Questo significa dunque che la coscienza di un individuo è stata determinata in modo irreversibile nella sua infanzia e adolescenza? No. Anche la coscienza può modificarsi. Tuttavia, in questo caso si attacca un'immagine mentale consolidata dell'altro (come si possa realizzare un simile cambiamento di immagini nell'altro sarà illustrato nel cap. 6).
Sosteniamo quindi che:
1. ogni atto di osservanza di un precetto o di un divieto interiorizzato contribuisce al mantenimento del SAS;
2. ogni aggressione a una tale immagine mentale (precetto/divieto) comporta automaticamente un'aggressione al SAS;
3. ogni trasgressione di tali precetti/divieti indebolisce il SAS. Il linguaggio comune esprime questo concetto, quando dice: "E' oppresso dalla sua cattiva coscienza" (=dal sentirsi non‑OK).
Per la prassi quotidiana ciò significa: quando vogliamo indurre qualcuno ad agire contrariamente alla sua "voce interiore", dovremmo riflettere: è realmente necessario aggredire su questo punto la sua coscienza (il suo SAS) ?
Se non lo è, astenetevi dal fare osservazioni ironiche, se volete comunicare bene. Tali osservazioni infatti esprimono indirettamente la convinzione: "la mia coscienza è migliore della tua".
Queste affermazioni costringono l'altro ad assumere una posizione di difesa. E quindi, chi può sentirsi bene con un interlocutore che lo mette alle strette?
Pertanto il primo fattore è: accordo con la coscienza (riportatelo per favore nella casella superiore a sinistra del diagramma sul SAS che troverete più avanti).
Il secondo fattore
A. Situazione
Paolo si ritiene un tipo attraente e allegro. Pensa che le ragazze debbano cascargli ai piedi per i suoi capelli lunghi, i jeans attillati e la sua disinvoltura da uomo di mondo.
Sta di fatto invece che le ragazze ritengono che i suoi capelli siano disordinati (perché non curati) e il suo vestire in jeans sia noioso ("Ma non ha proprio altro da mettersi addosso?") e percepiscono le sue maniere "disinvolte" come troppo dirette, troppo grossolane e goffe. Risultato: quando si avvicina a una ragazza, Paolo riceve reazioni negative al posto di quelle positive che si aspetta.
B. Analisi
Come abbiamo già detto nella introduzione ci facciamo un'immagine di noi stessi. Ci siamo ritagliati un'"immagine ideale" di noi. Questo ideale implica molti fattori. Per esempio, ci vediamo onesti, nobili, bravi, "buoni", coraggiosi, attraenti, forti, ecc.
Ma se una reazione dell'ambiente ci mostra che l'immagine che l'altro si fa di noi non concorda con la nostra il nostro SAS ne soffre. Si tratta per la maggior parte di informazioni che riguardano la nostra cosiddetta "macchia cieca", ossia di informazioni che gli altri hanno riguardo a noi, ma che noi stessi non vogliamo (o possiamo) percepire.
Un caso tratto dalla realtà
La Signora M., cliente di un negozio di abbigliamento si vede ancora come era parecchi anni prima: snella, di bell'aspetto, taglia 42 e più giovane di quanto non sia in realtà. Sceglie un tailleur di taglia 42, a righe orizzontali. Ma poiché nel frattempo ha messo su un bel po' di peso (e quindi è più formosa), I'abito le va troppo stretto.
La commessa dice: "Devo portarle una taglia più grande?" E prende la 46. La cliente se la infila. Ora la situazione è la seguente:
• I'abito è troppo "giovanile" per il suo aspetto (dà l'impressione di voler apparire giovane "a tutti i costi");
• Ie rigature orizzontali la fanno apparire ancora più robusta di quanto non sia.
Risultato: altre due clienti presenti sorridono e si sussurrano qualcosa. La signora M coglie queste reazioni dell'ambiente e non si sente OK. Ha la sensazione che le due clienti abbiano riconosciuto la sua "macchia cieca".
Per la prassi quotidiana ciò significa che se fate capire a qualcuno in modo chiaro e tondo che si vede "in modo sbagliato", intaccate automaticamente il suo SAS. Paradossalmente ciò vale anche nel caso che qualcuno si veda molto "piccolo", e altri gli dicano invece che è "grande" (bravo, simpatico). Si schermirà con diffidenza e si sentirà temporaneamente insicuro. Con questo tipo di individui non si deve smettere di ribadire che sono migliori dell'immagine che hanno di sé, in modo che possano imparare pian piano ad accettarsi.
Questo significa forse che non si deve affatto attaccare l'immagine ideale di un individuo?
No. Anche l'immagine ideale può essere modificata. La commessa (se riesce a comunicare positivamente) può chiarire alla signora M. che un tailleur in un'altra fantasia sarebbe più adatto al suo attuale aspetto. Ma anche in questo caso intacchiamo un'immagine di sé che l'altro si è fatto. Vale a dire, anche in questo caso il metodo antinebbia dev'essere considerato basilare per quanto riguarda il modo di realizzare una tale comunicazione.
Quindi stabiliamo che:
1. ogni dimostrazione che l'altro ci vede come ci piacerebbe essere (e come pensiamo di essere) contribuisce a mantenere o a migliorare il nostro SAS;
2. ogni dimostrazione di una discrepanza (non concordanza) fra la nostra immagine ideale e l'immagine che l'altro si fa significa automaticamente un'aggressione al nostro SAS;
3. ogni aggressione al SAS sfocia sempre in una sensazione di non essere OK;
4. quanto meno OK ci si sente, tanto peggio si comunica
Quindi il secondo fattore è: reazioni positive dell'ambiente all'immagine di sé (riportatelo per favore nella casella superiore a destra del diagramma sul SAS che troverete più avanti).
Il terzo e quarto fattore
A. Situazione
Un uomo seduto al banco di un bar racconta al barista:
"Non mi stimano! Mi creda, come vorrei che per una volta qualcuno mi dicesse: sei OK!, oppure: I'hai fatto bene! Invece no! Anno dopo anno ci si ammazza di lavoro... A che scopo, dico io? Non si ha nessun riconoscimento da parte di nessuno! Non mi fraintenda, non voglio che mi si lodi in continuazione; ma di tanto in tanto si ha pur bisogno di una buona parola! Non trova anche lei?"
B. Analisi
Ogni individuo ha bisogno di sentire che la sua personalità è apprezzata e le sue prestazioni sono riconosciute. Nessuno riesce a far senza queste "carezze". Poiché questo bisogno di riconoscimento da parte del mondo circostante è così essenziale, ci soffermeremo particolarmente su di esso nel capitolo seguente, e precisamente nel quadro dei bisogni umani. Infatti, comunicare in modo ottimale significa anche: prestare attenzione ai bisogni dell'altro.
In via provvisoria possiamo tuttavia già ritenere che: ogniqualvolta si può inserire in una comunicazione una lode, un complimento sincero, si accresce il SAS dell'altro. Ogni miglioramento del SAS ci aiuta ad avere più successo in questa comunicazione. Pertanto il terzo e quarto fattore sono:
- apprezzamento della persona
- riconoscimento delle prestazioni.
Entrambi possono essere trasmessi solo in forma di comunicazione.
Il quinto fattore
A. Situazione 1 Situazione 2
John e Mary hanno un matrimonio molto riuscito. Il rapporto di coppia è eccezionale, stanno molto bene insieme e si accettano reciprocamente. Hanno interessi comuni, si amano. Tuttavia nella loro felicità c'è un neo: sul piano sessuale le cose non vanno del tutto bene. Benché riguardo all'eros (il rapporto interpersonale della coppia) il matrimonio sia molto felice, vi è un deficit nella sfera del sesso (il rapporto fisico della coppia). Da ciò deriva l'ansia di John di non farcela come uomo e la sensazione di Mary di non essere OK come donna.
Il SAS di entrambi è quindi intaccato. Bob e Cindy non si capiscono particolarmente bene per quanto riguarda l'eros , ma in campo sessuale tutto va a meraviglia. Capiscono che nella sfera dei rapporti personali le cose non vanno in modo ottimale.
Osservano coppie come John e Mary e sentono il loro deficit. Ciò dà loro la sensazione di non essere OK come partner.
E questa sensazione intacca il loro SAS.
B. Analisi
Il doppio fattore eros/sesso è il quinto fattore che contribuisce al mantenimento del SAS. Per una buona intesa matrimoniale noi abbiamo bisogno della sensazione di un buon rapporto di coppia, così come della sensazione di essere OK nella sfera sessuale. Se viene meno qualcosa nell'uno o nell'altro ambito, ne consegue una sensazione di essere non-OK (proprio sul piano di questi due fattori è particolarmente importante una comunicazione aperta e sincera).
Per la prassi quotidiana, ciò significa che indipendentemente da quanto potete essere in collera con un individuo, riflettete bene prima di aggredirlo sul piano dell'eros/sesso.
Tali ferite lasceranno cicatrici non rimarginabili, tali osservazioni non vi verranno mai del tutto perdonate.
Comunicazione a letto
Il contatto più intimo fra due individui può nascere o essere inibito a letto. In nessun altro caso ci si sente così facilmente vulnerabili e (o) insicuri come qui. Se non c'è una fiducia abbastanza forte (e reciproca), ci si "trincererà" per difendersi.
Ogni tipo di reazione protettiva tuttavia comporta necessariamente tre cose:
1. i muscoli si contraggono,
2. il pensiero e le emozioni spontanee sono bloccate,
3. la circolazione e la respirazione vengono negativamente influenzate.
Queste tre reazioni fanno sì che l'individuo non possa più agire liberamente. Del tutto a prescindere dal fatto che viene limitata (o si perde completamente) la capacità di orgasmo, la comunicazione interpersonale è compromessa. Le eventuali turbe si risentono poi il giorno successivo.
Quanto più due individui riescono a parlare apertamente tra
di loro, tanto più questi pericoli sono banditi.
Perciò, se i due individui vogliono trovare l'accesso a un'autentica intimità, è proprio a letto che è indispensabile una comunicazione aperta e sincera.
Fintantoché tutto "funziona", si comunica in ogni caso in modo relativamente soddisfacente. Ma non appena qualcosa non va bene al cento per cento, non appena l'uno o l'altro partner non può (re)agire liberamente, abbiamo una situazione di crisi di enorme potenziale.
Poiché i due fattori dell'eros e del sesso contribuiscono al mantenimento del SAS,
ogni "insuccesso" nella sfera del rapporto di coppia o sessuale minaccia di
compromettere il SAS dell'“incapace”.
Solo se l'altro partner riesce a reagire con un atteggiamento comprensivo e di accettazione, il pericolo è scongiurato. Se invece mostra un atteggiamento di non accettazione, la sensazione non OK del partner si rafforza, rendendo tanto più probabile una successiva panne. Infatti a questo punto, avendo paura di un nuovo "insuccesso", il soggetto non è libero già a priori (bensì contratto), sicché è molto più facile che si verifichi un insuccesso.
Se un partner non significa abbastanza per noi da cercare di avere dei buoni sentimenti nei suoi confronti, c'è il pericolo che in caso di panne si pensi solo ai propri bisogni (inappagati). Allora in noi reagirà il "bambino" deluso. I bambini delusi si contraddistinguono per l'incapacità di comunicare bene.
Con ciò non intendiamo affermare che si debba andare a letto con qualcuno solo se c'è il "grande amore". Non si tratta qui di fare un discorso di tipo morale, ma del SAS del partner. Persino nel caso di un partner "solo di letto", si può tentare, per il breve tempo in cui si è insieme, di stabilire una comunione. In fin dei conti l'atto sessuale è un'azione comune, al contrario della masturbazione.
Inoltre sappiamo che molti individui hanno una coscienza dominata da regole molto rigide, che vietano loro di dare spazio all'uomo o alla donna che c'è in loro. Vale a dire che i precetti o i divieti possono essere così forti da produrre una contrazione fisica che poi rende inevitabile una panne.
Solo i partner che possono discorrere tra loro apertamente
e sinceramente saranno in grado si smantellare a poco a poco
e con cautela tali precetti e divieti.
Per questo genere di conversazioni si presta ottimamente la "ruota dei sentimenti" (Parte II).
Non occorre certo dire che i partner dovrebbero imparare a sentirsi così liberi da poter intendersi su ciò che gradiscono o meno. Ma molti, per poter discutere liberamente di queste cose, devono prima imparare a superare la timidezza. Ogni processo di apprendimento viene enormemente facilitato da rinforzo positivo.
Finora abbiamo parlato di diversi aspetti specifici del SAS, per mostrare come sia importante sentirsi bene. Abbiamo tentato di dimostrare che i sentimenti di essere non-OK possono provocare ogni possibile tipo di disturbo nei rapporti interpersonali. Pensate al cameriere del ristorante che si era concentrato troppo sull'informazione, oppure al marito così preso dai suoi problemi all'arrivo a casa da non aver alcun interesse per quelli educativi della moglie.
Ma che cosa significa la lite che è avvenuta in entrambe le situazioni? Perché l'individuo reagisce in modo così singolare quando si attacca il suo SAS, quando gli si dà la sensazione di non valere molto?
Proviamo brevemente ad immaginarci l'uomo come una totalità. Per prima cosa egli deve assicurarsi la sopravvivenza. Deve assumere regolarmente una quantità sufficiente di cibo. Deve poter respirare, deve poter riposare a sufficienza. Solo quando si ammala si accorge di nuovo di quante cose abbia bisogno per sentirsi bene fisicamente. Tuttavia, finché si sente bene, non è consapevole di questa importanza. Analogamente succede per il SAS.
Fintantoché nessuno aggredisce il nostro SAS, non siamo nemmeno consapevoli della sua importanza.
Solo quando gli altri ci danno la sensazione di non considerarci, solo quando ci inviano segnali di non accettazione ci preoccupiamo dell'effetto che produciamo su di loro. Solo quando qualcuno ha intaccato il nostro SAS diventiamo veramente consci di questo sentimento.
Un altro esempio: immaginate che un ladro vi sorprenda nella vostra abitazione, vi aggredisca e tenti di strangolarvi. All'improvviso con dolore siete costretti a rendervi conto di quanto sia importante per voi il respiro.
Lo stesso avviene per il nostro SAS. Solo se ci è chiaro quanto facilmente possiamo essere aggrediti su questo punto e quanto queste aggressioni possano farci male, si può comprendere il SAS. Questo però è il primo passo per comprendere le panne nei rapporti interpersonali. Ciò vale tanto per la vita privata quanto per quella professionale.
Se avrete chiara l'enorme importanza che il SAS dell'altro può assumere quando viene leso, comprenderete anche perché annettiamo tanto valore al fatto che consideriate e proteggiate il SAS del vostro eventuale partner in affari. Aiutatelo quando si sente aggredito, ossia non si sente OK.
Ancora un'ultima riflessione: il fatto che uno pensi che la cosa non lo riguardi perché si sente sempre sicuro e non conosce sensazioni non-OK è estremamente pericoloso. Spesso ciò significa che egli non è affatto in grado di riconoscere le aggressioni nei suoi confronti come tali. Quindi, magari, come il nostro marito pregato dalla moglie di aiutarla col ragazzo, fa la voce grossa con lei. Il guaio tuttavia non è che abbia alzato la voce, ma che non comprenderà mai di aver avuto torto. Per giunta, nel caso di tali individui c'è il pericolo che non prestino mai attenzione ai sentimenti del loro prossimo.
Se non so apprezzare un pezzo di cioccolata offertami da qualcuno, non regalerò mai a nessuno un pezzo di cioccolata. E se non riesco a valutare il mio SAS, non potrò naturalmente farmi riguardo dei sentimenti altrui. Questo però significa che causerò dolore al mio prossimo e in definitiva penserò di essere sempre dalla parte della ragione.
Riusciamo ora a comprendere un po' meglio che il SAS rappresenta per così dire la sopravvivenza psichica, che per il nostro senso di benessere è altrettanto importante di quella fisica? In tal caso forse faremo più consapevolmente attenzione a rispettare il SAS dell'altro tanto quanto il suo desiderio di respirare liberamente.

