L'INVIDIA
(Otto Dix, "I sette peccati capitali", 1933)
Una carissima amica dal momento che ha annunciato il suo desiderio di investirsi nell'arte ha incontrato un sentimento che mai avrebbe sospettato nel suo entourage,cosi mi è toccato darle qualche traccia per individuare le dinamiche che investono un artista in certi ambienti,quanto segue approfondisce l'argomento .Certo che tutta la mediatizazione che circola sul mondo dell'arte non aiuta i singoli che intraprendono il cammino delle arti presso gli amici,i parenti etc,Il sogno d'arte è comune a tutti quale dimensione di immensa libertà pur nella consapevolezza degli innumerevoli momenti di difficoltà che il quotidiano farà imperversare sul povero artista.Fatto stà che per una ragione o per un'altra e con la scusa delle "responsabilità" molti rinunciano a questo percorso salvo appena possibile congratularsi con l'artista per questa o quell'opera (sottinteso che solo chi si crede "intelligente" puo riconoscere l'intelligenza dell'altro! ) e al contempo... consigliando,suggerendo,ponendo tra le righe un senso che sa della mela avvelenata della favola di Biancaneve e i sette Nani .va da se che la frustrazione segreta del Collezionista acquistando l'opera vuole inconsciamente trasformare l'Artista nella mano,nell'appendice (specie in caso di commitenza) della sua mente (...) cio magari spesso e per fortuna non sempre! Ci sono anche spiriti illuminati,sensibilità vive.Un ultima annotazione:non sempre considero "l'invidia" come un fenomeno negativo,in fondo se la Natura ha collocato questo sentimento negli esseri viventi lo deve aver fatto per delle ottime ragioni...ha ha ha ha,la Natura Comunista,con una sensibilità Socialista....
"Astio, gelosia, invidia hanno spesso come altro lato della medaglia la sudditanza nei confronti degli invidiati, non di rado ignari di esserlo e con ciò ancora più esposti alle conseguenze: questo vizio va di pari passo con l'ira di cui può essere motore: "aggressione, ostilità, conflitto, frustrazione, tensione, attrito, sono tutti concetti che hanno una loro giustificazione, ma che non è lecito usare in funzione di mascheramento o rimozione del fenomeno base costituito dall'invidia" Per approfondimenti, Helmut Schoek, L'invidia e la Società, Rusconi 1974.
«Per cosa sono da meno di lui? Per intelligenza? Per ricchezza interiore? Per sensibilità? Per forza? Per importanza? Perché devo subire la sua superiorità?» Così s’interroga Nicolaj Kavalerov, protagonista del romanzo Invidia (1928) di Jurij Olesa, scrittore sovietico, meditando rancore sul suo nemico personale Babicev, che rappresenta ai suoi occhi un concentrato di negatività assolute.
L’invidia è antica come l’uomo; l’invidia è forse l’unico vizio che non procura piacere; evidentemente le sue radici nascoste affondano nel nucleo profondo di noi stessi dove si raccoglie la nostra identità che per costituirsi e crescere ha bisogno del riconoscimento; quando questo manca, l’identità si fa più incerta, sbiadisce, si atrofizza ed entra in scena l’invidia che permette a chi è incapace di valorizzare se stesso una salvaguardia di sé nella demolizione dell’altro; oltre ad essere un vizio è un meccanismo di difesa, disperato tentativo maldestro di recuperare la fiducia e la stima di se stessi impedendo la caduta del proprio valore svalutando l’altro; questa è la strategia dell’invidioso: svalutare le persone percepite come «migliori» di sé non solo in pensieri e parole, ma anche danneggiando il malcapitato invidiato considerato colpevole di farsi apprezzare e stimare dagli altri più del dovuto, più di quanto non lo sia l’invidiante. Non confondiamo invidia e gelosia: la prima è risentimento verso qualcosa che qualcuno ha, ma che non mi appartiene; la seconda è la paura che qualcuno mi porti via ciò che già ho; l’invidia è figlia della frustrazione e di un senso di impossibilità a realizzarsi che si riflette in un odio distruttivo verso l’altro; l’invidioso «è un carnefice di se stesso»
Nella società della competizione, del successo e della nuova ricchezza l’invidia cresce a dismisura, è proporzionale all’esibizione esagerata di pochi contro il disagio e la delusione di molti. Il sociologo Paolo De Nardis parla dell’invidia nel suo L’Invidia. Un rompicapo per le scienze sociali (2000) e avanza l’interrogativo se l’invidia non sia un peccato capitale della nostra società: così Helmut Schoeck nel suo L’invidia e la società (1974) dimostra che l’invidia è uno dei più importanti motori sociali sia nelle società comuniste, sia in quelle capitalistiche e c’è anche chi annota che l’invidia è stata considerata una pecca della democrazia già dal mondo greco, dalle Vespe di Aristofane fino alle acute analisi di Tocqueville. In una società in cui tutti sono uguali ci si chiede perché tizio è più ricco o più famoso di me. Anche per F. Nietzsche è tipico di tutti i movimenti egualitari - cristianesimo, socialismo, democrazia -, avere uno spirito gregario: il gregge si difende odiando e invidiando chi sta sopra e sostiene che l’inferno è un’invenzione dei cristiani che si trovano al fondo della classe sociale. Nelle società in cui la disuguaglianza è assunta come un dato naturale si è indotti ad accettare più facilmente la supremazia dell’altro e a tollerare il proprio limite. Mentre nelle società dove la disuguaglianza è ritenuta innaturale o prodotto dell’iniquità sociale, l’invidia veste i panni della virtù e si trasforma in istanza di giustizia.
L’invidia è un sentimento che non sopporta il limite naturale in forza di una pressione sociale, perché è la società a decidere il valore degli individui, e nella società contemporanea il criterio di decisione è il successo. Il sentirsi limitati e impotenti ha un carattere costitutivamente relazionale nel senso che dipende dalle relazioni sociali attraverso cui passa il riconoscimento individuale; quando la società fa mancare il riconoscimento produce la metamorfosi dell’impotenza in invidia e aumenta al suo interno la circolazione di questo sentimento che impoverisce il mondo senza riuscire a valorizzare chi lo prova; è proprio questa la ragione per cui l’invidioso è costretto a nascondere il suo sentimento e a non lasciarlo mai trasparire perché altrimenti darebbe a vedere la sua impotenza, la sua inferiorità e la sua sofferenza.
L’invidia in questa prospettiva è un indotto sociale, e, fatta salva l’istanza di giustizia che può promuovere, è un sentimento «inutile» perché non approda alla valorizzazione di sé, «doloroso» perché rabbuia e impoverisce il mondo e per giunta è un sentimento da tenere «nascosto» senza neppure il conforto che può venire dal parlarne con qualcuno; pochissimi, infatti, parlano chiaramente e volentieri dell’invidia che provano: parlarne apertamente inibisce perché è come mettersi a nudo, svelare la parte più meschina e vulnerabile di sé; parlare della persona che si invidia e spiegare il perché significa parlare della parte più profonda di se stessi, delle aspirazioni e dei fallimenti personali, delle difficoltà e dei limiti che si trovano in noi stessi.
" IL BUON FORMAGGIO "
Chi vuole guastarsi l'appetito non ha che da leggersi questo articolo di La Repubblica it. Questo fatto gravissimo dà la misura di qualcosa che non era mai accaduto in tali proporzioni nel paese e purtroppo nessuno spiraglio,nessuna speranza che qualcosa a breve possa cambiare...

Un imprenditore siciliano "riciclava" scarti di produzione
Tornavano sugli scaffali sotto froma di altri prodotti caseari
La truffa dei banditi della tavola
rivendevano formaggio avariato
di PAOLO BERIZZI
La truffa dei banditi della tavola rivendevano formaggio avariato
CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c'era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto "buono", di prima qualità.
Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri) diventavano fette per toast, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia "genuina" - nelle celle frigorifere c'erano fettine datate 1980! - ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende - multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte - che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, - senza spendere un centesimo ma guadagnandoci - a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania).
Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E' quello che si legge nell'ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori.
Le indagini - ancora aperte - iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C'è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E' lui l'uomo chiave attorno al quale ruota l'inchiesta. E' lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona. A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui - visibili a occhio nudo - degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il "recupero" di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. "Una cosa disgustosa - racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso - aggiunge il capitano Agostino Brigante - , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto".
Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono "coperti" dal servizio di prevenzione veterinaria dell'Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici).
Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: "La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta... ", dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: "Saranno cazzi suoi... " (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito - senza mezzi termini - "merda". Ma non importa, "... perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto... questo rimane un discorso fra me e te... " (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette "scadute un anno e mezzo prima"). Nell'ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura "precise responsabilità".
Perché, "a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica". Il marchio maggiormente coinvolto - spiegano gli investigatori - è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. "Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti", si legge nell'ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un'amministrativa: "Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?". Risposta: "No, tutti lo sapevano".
(4 luglio 2008)
SANTA ANARCHIA

...ve li ricordate i tempi degli anarchici? Si di quella gente pistolettara e bombarola che tanta cagarella al culo hanno fatto venire alle monarchie di tutta Europa,chesso chi si ricorda di Gaetano Bresci (fece fuori un Re ! ),la lista sarebbe lunga,vi assicuro che mi mancano quei tempi mica tanto perchè mi stà sui coglioni Vittorio Emanuele,anzi,uno che come lui "spara" sulla Monarchia Italiana non lo troviamo piu,diciamo che ci serve da vivo ok .Voglio dire che oggi c'è una specie di Mascalzoni tirati a lustro che non ha piu paura di nessuno,e questo sinceramente non lo trovo giusto,credo che la violenza di una certa parte della società sia la risposta ultima ad una impunità che deve assolutamente cessare se non vogliamo minare le fondamenta della società civile.
Spagna, il martirio dei"santi peccatori"
La guerra ai rossi come nuova Crociata: un manifesto dei nazionalisti franchisti del 1936-39
Beatificazione di massa, decisa dal Papa, per 498 sacerdoti e laici uccisi nella Guerra civile. Ma davvero tutto può spiegarsi con i “crimini del comunismo”?
Nei tre anni (1936-1939) in cui infuriò la guerra civile spagnola la violenza non risparmiò nessuno e le efferatezze furono distribuite a piene mani da entrambi i contendenti. Perché ci si uccida tra spagnoli e spagnoli (ma anche tra italiani e italiani, tra francesi e francesi) occorre un surplus di ferocia rispetto alle guerre «normali» tra Stati. Fu così anche in Spagna. In generale, però, il «terrore rosso» fu - almeno in linea di principio - condannato e represso dalle autorità civili e militari, dalla direzione e dai quadri del Partito comunista spagnolo, così come dalle istituzioni dirigenti degli anarchici della Federazione anarchica iberica (Fai) e della Confederazione nazionale del lavoro (Cnt). Da parte dei franchisti, invece, il massacro dei «rossi» rientrava in una sorta di missione civilizzatrice come quella che aveva ispirato le crudeltà delle spedizioni coloniali in Marocco. Le truppe spagnole schierate con Franco avevano stroncato la resistenza marocchina mediante stragi e esibizioni dei cadaveri.
Nella Spagna della guerra civile questa tecnica di combattimento divenne un progetto politico: «Dobbiamo uccidere, uccidere e uccidere...», diceva Gonzalo de Aguilera, l'addetto stampa di Franco, «il nostro programma consiste nello sterminio di un terzo della popolazione maschile spagnola. Così il paese sarà ripulito e ci difenderemo dal proletariato». La Chiesa spagnola appoggiò senza riserve questo tipo di guerra, interpretata come una nuova Cruzada contro gli infedeli. I franchisti presero l'abitudine di gettare i nemici nelle «discariche» delle fosse comuni; in Galizia, nelle Asturie, in Andalusia decisero anche di non registrare all'anagrafe i morti repubblicani, mettendoli così simbolicamente al bando dalla nazione. Non a caso usavano il termine limpieza, in cui c'è proprio la metafora del cadavere=rifiuto da smaltire. Contemplando questi scempi (ai quali si adeguarono anche i repubblicani), George Bernanos amareggiato osservava: «La guerra di Spagna è una fossa comune. La fossa comune dove imputridiscono i principi veri e quelli falsi, le intenzioni buone e quelle cattive». Oggi, quelle fosse comuni vengono riaperte insieme a ferite che il tempo non riesce a sanare. È una memoria inquieta quella della Spagna, una memoria che sta trovando un suo approdo legislativo con la «Legge sulla Memoria Storica» che condanna il franchismo e intende ridare dignità alle vittime attraverso la dichiarazione di nullità dei processi franchisti e l'esumazione dei cadaveri dei repubblicani sotterrati anonimamente in fosse comuni. Il provvedimento suscita tutte le perplessità che accompagnano da sempre la pretesa di uno Stato di sancire per legge una verità storica. In Spagna, però, si tratta ora di recintare una memoria pubblica fondata sulla libertà e sulla democrazia che non può non fare i conti con la dittatura e la tirannia del regime franchista.
In questo senso, tutto politico e molto poco ecclesiastico, bisogna leggere la scelta della Chiesa di beatificare 498 sacerdoti e laici uccisi dai repubblicani negli anni 30: una cerimonia di massa con più di un milione di fedeli che saranno trasportati a Roma. Perché questa imponenza, questo gigantesco rito collettivo? Certamente la violenza anticlericale fu parte integrante della ferocia di quella guerra: circa 6800 tra preti, frati, monaci e suore furono uccisi. Da dove scaturì quella rabbia?
Veramente tutto può spiegarsi con i «crimini del comunismo»? Puntualmente, in molti episodi di crudeltà, sembra piuttosto emergere l'utopia millenaristica e contadina del «mondo alla rovescia»: Cristi, Vergini, santi venivano decapitati, accecati, trascinati per i piedi lungo le strade, prima di ardere nei falò, o essere condotti nella stalla o nel porcile, camuffati con abiti burleschi, messi di sentinella con scope o bastoni. Altre volte il popolo si abbandonava a carnevalesche parodie di riti liturgici, processioni farsesche, pantomime di episodi evangelici. Ci fu molta spontaneità popolare accanto a una forte impronta di lotta di classe.
In questo senso c'è un episodio significativo da raccontare: il 12 agosto 1936, dal villaggio di Vallecas furono prelevati 300 detenuti franchisti per essere fucilati; arrivati in aperta campagna, furono divisi in gruppi di 12 e così fecero anche i miliziani: 12 fucilatori per 12 fucilati. A un certo punto la macabra sequenza si interruppe; uno dei prigionieri mostrò le sue mani callose da lavoratore; i fucilatori guardarono le mani dei fucilati, li riconobbero come fratelli di classe e li risparmiarono; in compenso, nel primo gruppo di 12 era stato riconosciuto il vescovo di Jaèn: quando fu dato l'ordine di fare fuoco, tutti e 12 i miliziani spararono sul sacerdote che cadde crivellato di colpi mentre gli altri 11 restarono illesi.
GIOVANNI DE LUNA
OGGI IN SPAGNA......Il Congresso ha anche affrontato altri temi eticamente sensibili, in primo luogo l'eutanasia e l'aborto per il quale si chiede una maggiore liberalizzazione che incorpori "le esperienze più innovatrici" in Europa in questo campo.

Per consolidare il principio della laicità dello Stato, i socialisti di Zapatero si
ripromettono di puntare in futuro sulla necessità di educare le giovani
generazioni a "un'etica pubblica basata sui valori costituzionali" e
sulla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. In parte, è
questo il senso della creazione, lo scorso anno, della nuova materia di
studio della "educazione alla cittadinanza", che ha già provocato non
poche frizioni con la Conferenza episcopale, irritata anche per il
fatto che l'ora di religione è stata nel frattempo declassata a materia
non computabile per la valutazione dell'alunno. Non sono mancati, da
parte di diversi vescovi, gli inviti all'obiezione di coscienza per
boicottare i nuovi corsi.
"LE STRANE COSE"
...non passa giorno che la stampa riporti di questo e quell'evento d'arte,per lo piu si tratta di "installazioni" di dimensioni monumentali con una accurata scenografia e parecchia teatralità nell'allestimento,punto quasi comune a tutte il pubblico,il fruitore che vi entra,vi gira intorno,tocca,manifesta il suo sconcerto e la sua perplessità,la stampa segue,la "critica ufficiale" e quella meno ufficiale si guardano bene dall'esprimere giudizi per cosi dire..."critici",vuoi perchè le "agenzie",le gallerie che organizzano l'evento,il mercato,l'investitore e diciamolo lo speculatore (...)gliela farebbero pagare,vuoi perchè effetivamente il piu delle volte c'è poco da aggiungere,da dire....non sorvoliamo sui costi di allestimento delle suddette opere e la loro impossibilità ad essere acquistate e ancor piu detenute,infatti chi possiede un castello per allogiare alcune di esse?! Sorge allora l'interrogativo : "ma allora a che servono?" Credo che la risposta abbia a che fare con "'l'immagine" di questa o quella istituzione,organizazione commerciale,Galleria d'Arte,personaggio e via dicendo,da sempre la monumentalità feticista, elitaria in certi ambienti paga eccome se paga.Ancora la disocupazione di un gran numero di architetti ha rinfoltito enormemente le schiere d'arte...dopo i guasti dell'urbanismo contemporaneo cosa ci apporteranno i nostri cari "fratelli separati" ?
| Carteggio Albert Einstein - Sigmund Freud | ||
Caro signor Freud, | ||
Caro signor Einstein, |
Perché la guerra infinita
Salvatore Distefano
Nell'immagine il dottor Stranamore a cavallo di una bomba...tratta dal fil di Stanley Kubick
"Escalation - Anatomia della guerra infinita" di Alberto Burgio, Manlio Dinucci e Vladimiro Giacché, casa editrice DeriveApprodi, 2005, euro 13,50, è un libro molto coraggioso. Un testo accessibile ed essenziale, scritto a più mani ma organico e coerente, che va controcorrente in un mondo segnato dal conformismo omologante; al tempo stesso, è la dimostrazione concreta che non siamo in presenza di un "pensiero unico", ma di un pensiero dominante, quello borghese, che però è possibile contrastare attraverso l'analisi rigorosa e la denuncia argomentata e scientifica. Un'operazione di verità indispensabile per contrastare il "senso comune" e interloquire con quella parte, ampia, dell'opinione pubblica che nel suo immaginario collettivo vede gli Stati Uniti come il paese della libertà e della democrazia. Invece, c'è un'altra America. E rovesciando il rapporto tra apparenza e realtà, si tenta il superamento dell'azione "scientifica" di disinformazione rivelando ai lettori, che si spera siano molti specialmente tra i giovani, che la libertà di stampa è stata quasi spenta, dopo "la lezione del VietNam", proprio in uno dei paesi che da sempre ne ha fatto vanto. Riemerge, quindi, la questione del "fronte interno" (basti pensare a tal proposito alla Prima guerra mondiale), che dev'essere mobilitato e schierato a favore della guerra: ciò significa controllo dell'informazione e sua costante manipolazione. I media diventano così funzionali al rovesciamento della verità fattuale, fino ad affermare orwellianamente che la "guerra è pace"; inoltre, lavorano per instillare indifferenza e disinteresse, portando la gente a forme, che il libro evidenzia lucidamente, di "mitridatizzazione". Scopriamo, allora, ed è questa una tesi portante di "Escalation", che il Terzo Millennio non è cominciato all'insegna della pace e della felicità; anzi, la guerra diventa elemento costante, normale, appunto "infinita". Risulta così incontrollata e devastante, al contrario di quanto avveniva col bipolarismo, quando l'Unione Sovietica fungeva oggettivamente da contrappeso all'aggressività imperialista degli USA; non per caso in quel contesto mondiale abbiamo assistito a processi di liberazione nazionale, decolonizzazione ed emancipazione tanto da costringere l'America e l'intero Occidente ad una crisi profonda dalla quale riuscì a venir fuori con il reaganismo-teachterismo, peraltro avvantaggiato dalla caduta del "socialismo reale" nell'era del gorbaciovismo. L'altra tesi che il libro smonta concerne il terrorismo. Non solo perché il terrorismo non è equiparabile alla guerra, ché in tal modo dimenticheremmo tutto il dibattito sulle sue vere cause e scivoleremmo sul piano inclinato della "follia" e della "pulsione di morte", ma soprattutto per la ragione essenziale che lo stesso 11 settembre mostra aspetti a dir poco oscuri e inquietanti, come del resto hanno scritto a chiare lettere molti intellettuali in America e in Europa. Il passaggio sul terrorismo è esplicito: "11 settembre 2001, l'uso economico del terrore"; si nega, dunque, tutto ciò che viene in gran parte teorizzato, per non farsi irretire nel coccodrillismo dilagante e, al contrario, dare fondate spiegazioni. Ed è per questo che si sottolinea il nesso tra finanza e terrore squadernando il funzionamento del sistema finanziario internazionale, nell'ambito del quale si scopre "che i finanziatori di bin Laden e dei talebani erano, sino al 2001, gli stessi Stati Uniti e Stati "amici" come il Pakistan e l'Arabia Saudita. Nel solo anno 2001 gli USA versarono al governo dei talebani 124 milioni di dollari". L'11 settembre diventa pertanto lo strumento per risolvere una crisi già in atto, classica crisi di sovrapproduzione, reclamando un ruolo attivo dello Stato per quanto riguarda, ad esempio, i contributi e il taglio delle tasse alle imprese. Si può dire che l'attentato offre l'opportunità al governo USA "di giocare un ruolo attivo nella gestione della crisi economica in atto": dall'impulso dato al processo di concentrazione dei capitali, alle riduzioni delle tasse per 100 miliardi di dollari e sgravi fiscali per le imprese e per i capitali; ma soprattutto il rilancio in grande stile delle spese militari, vero keynesismo di guerra, o meglio "militarismo economico": categoria interpretativa indispensabile per comprendere che, purtroppo, la guerra fa bene all'economia USA. Dunque, dal welfare al warfare: l'economia USA è "drogata" dalla produzione bellica e le spese per gli armamenti reggono una parte sostanziosa dell'industria americana. È evidente che nel libro la guerra mossa dagli Stati Uniti all'Iraq ha un posto centrale, anche se il lavoro di Burgio, Dinucci e Giacché non parla solo ed esclusivamente dell'Iraq, dove peraltro la famigerata "guerra preventiva" (ferita che ha pochi precedenti nella storia del diritto internazionale) ha sin qui provocato diecine di migliaia di morti, nonché la quasi totale distruzione del Paese (a proposito: quante Falluja ci dovranno essere affinché i nostri democratici si sveglino dal "sonno dogmatico"? Di più: perché si continua in modo razzista a considerare un morto occidentale più importante di un morto di qualsiasi altra parte del mondo?), senza che si siano trovate quelle armi di distruzione di massa che secondo gli USA erano situate nel territorio iracheno. Né, a questo proposito, può essere taciuto il servilismo del governo italiano e della stampa nazionale, che partiti lancia in resta sulla base delle veline fornite dalla CIA, non si sono mai autocriticati nonostante il palese fallimento della strategia yankee. Per non parlare delle elezioni farsa, del previsto ritorno della Shariah, della democrazia che non si è mai vista, e della disumanità di coloro che professano i diritti umani. Ed è grazie alla resistenza del popolo iracheno che gli imperialisti americani si sono fermati nella loro politica di aggressione di altri Stati della regione, i cosiddetti "stati canaglia", poiché la strategia neo-con, che vede in Bush l'esecutore infaticabile, contempla il controllo di un'area vastissima, di cui l'Iraq fa parte, che faccia da perno per il dominio dell'intero pianeta. Del resto, l'approccio geopolitico è la chiave del saggio che apre il volume, quello di Manlio Dinucci, che spiega con puntualità come la fine della guerra fredda, che lo studioso fa sostanzialmente coincidere con il crollo dell'URSS di Gorbaciov, abbia significato un riorientamento strategico statunitense, che attribuisce all'Asia grande rilevanza, riorientamento teso al controllo delle risorse, secondo un modello di potenza globale che fa diventare la guerra un evento ordinario infrangendo le regole che gli stati e gli organismi internazionali in qualche modo avevano tentato di darsi almeno dalla fine della seconda guerra mondiale, cioè dopo l'assalto hitleriano al mondo intero. Torna così attuale la categoria dell'imperialismo per comprendere la politica di aggressione e di conquista degli Stati Uniti, ma al tempo stesso la resistenza che essa incontra negli stati che vogliono intanto affermare i loro interessi, di là da realtà identificabili con sistemi statuali socialisti. L'economia USA e le sue dinamiche perverse è approfonditamente analizzata da Vladimiro Giacché, che spiega il business della guerra: "[...] per le industrie degli armamenti la guerra è essenziale tanto perché fornisce alla merce-armi il momento del consumo, e quindi ne rialimenta la produzione, quanto per il fatto di rappresentare un terreno ideale di sperimentazione di nuove armi e di dimostrazione della loro efficacia per i potenziali acquirenti", e il business della ricostruzione, "dopo aver lucrato sulla distruzione di un paese, è possibile lucrare anche sulla sua ricostruzione", nell'ottica del controllo del petrolio iracheno da parte delle multinazionali americane per accaparrarsi risorse, ma anche per indebolire i paesi fortemente dipendenti, come il Giappone e la Cina. Con altrettanta chiarezza Giacché ci rende edotti sulle dinamiche valutarie dollaro/euro affermando la guerra all'Iraq è "un capitolo della guerra tra dollaro ed euro" e può definirsi "la prima guerra degli Stati Uniti contro l'Europa"; ciò vuol dire che la crescita USA è fondata sul debito e, in particolare, è l'Asia che paga il burro e i cannoni americani. Ce n'è abbastanza per dire che lo scenario mondiale si presenta drammaticamente complesso e che i prossimi anni potrebbero essere forieri di crisi epocali se i popoli non riprenderanno la parola e impediranno ai potenti di dominare il mondo. Il saggio di Alberto Burgio affronta la questione degli effetti della guerra sulla società americana ("la grande trasformazione") e descrive in maniera encomiabile la polverizzazione della democrazia statunitense, svigorita dalla spirale precarietà-paura-repressione-consenso, che potrebbe aprire la strada ad altre involuzioni in Occidente. Del resto, il regresso autoritario e bellicista del sistema statunitense sembra la "soluzione" alla crisi dei capitalismi moderni, testimoniato dalla militarizzazione delle relazioni sociali ed internazionali. Questo perché l'economia liberale non può mantenere ciò che promette; infatti, dietro il miraggio cosmopolita vi è una insostenibilità dei livelli preconizzati con la conseguente reazione antidemocratica, che si evidenzia per il tramite dell'autoritarismo plebiscitario, dello smantellamento della proprietà pubblica della ricchezza sociale, e attraverso "l'egemonia" culturale. Negli USA siamo dunque in presenza di uno svuotamento del sistema democratico: non per caso Burgio individua un aspetto essenziale dell'escalation nella sempre più sfuggente distinzione tra "dentro" e "fuori": la negazione del diritto internazionale ha il suo completamento, per dir così, nella soppressione dei diritti civili all'interno degli stessi Stati Uniti. La ricreazione è finita: la militarizzazione della società americana produce i suoi effetti nefasti, oltre che in campo internazionale, in politica interna laddove il presidente Bush ha potuto concentrare nelle sue mani un potere che non ha eguali nella storia del Paese; e la sua rielezione non lascia presagire nulla di buono a quanti si preoccupano della pace nel mondo. A farne le spese sono soprattutto i settori più deboli della società d'oltreoceano, sempre più frantumata, cui sono negati i diritti elementari (pensioni, scuola, sanità). Di più: i "dissidenti" sono soggetti a repressione e detenzione preventiva, la pratica della tortura non è rinnegata, senza che l'opinione pubblica, resa indifferente e assuefatta, riesca a fermare le misure liberticide. E la libertà? Subisce una sorta di trasfigurazione e ideologizzazione (nel senso di falsa rappresentazione del mondo); invece della libertà c'è l'esaltazione del libero mercato, da intendere però, fa capire Burgio per il tramite di dati chiari e inequivocabili, come "la politica della deregolamentazione, della eliminazione di vincoli al potere delle imprese, della cancellazione di limiti all'acquisizione privata di risorse e alla prevaricazione nei confronti dei subalterni, a cominciare dai soggetti messi al lavoro". Ne viene fuori un quadro di massacro sociale, segnato dalla politica di zero tolerance, nel quale la divaricazione di classe è via via più marcata tra chi accumula gigantesche ricchezze e chi è costretto a vivere in condizioni subumane. Ma gli USA, piuttosto che risolvere le drammatiche questioni sociali, muovono guerre e altre ne preparano perché trovano nella guerra la soluzione della loro crisi economica, così come è avvenuto in altri momenti storici per altre potenze mondiali: la guerra, parafrasando Clausewitz, come la "continuazione dell'economia con altri mezzi". Come mezzo, cioè, per risollevare l'economia, per aprire mercati non ancora disponibili e conquistarli, per garantirsi il controllo di materie prime fondamentali, per vincere la guerra mondiale delle valute. Si può ancora essere ottimisti, di fronte a uno scenario così fosco? Sì, se si guarderà ai processi storici senza quel determinismo che rende impotenti e incapaci all'azione politica trasformatrice; sì, se i popoli e gli stati torneranno protagonisti; sì, se si uniranno ragione e passione, necessarie per coltivare la ragionevole speranza della kantiana "pace perpetua".
Note
* Presidente Ass. Etnea Studi Storico-filosofici.
BERLUSCONIe il rischio della masturbazione
E recente l'enorme "can can" scatenato in Italia dalle intercettazioni telefoniche inerenti le raccomandazioni di Berlusconi a questo e quello (...)sopratutto alla RAI (televisione italiana) per piazzare qualche gentile signorina (...) in questa o quella produzione etc,segue l'indignazione feroce e la contestazione di altri,la denuncia dei fatti,la pratica di una ironia iconoclasta e l'offesa personale ad una Ministra (ex qualcosa alla televisione ) (La Carfagna) da parte della Guzzanti in una piazza gremitissima.Tutti i pronunciati vertono sulla sessualità del Premier il quale da parte sua se la dà parecchio,si pavoneggia sperando nel "machismo" degli italiani e rimandando di se una antica immagine Mussoliniana dell'"eroe" padre virile che combatte per tutta la nazione...Nei fatti la realtà è diversa e si percepisce nel comportamento del "premier" ormai in età avanzata (che-se-Dio-c'è-se-lo-prenda-presto! ) un'età in cui pure il Viagra puo poco (...) e in pieno tormento senile (...)cioè di quella condizione di impotenza,frustrazione che necessita di potenti compensazioni a una sessualità umiliata dall'età,dal tempo,almeno sul piano dell'immagine,se ..."non posso buttarmi all'aria almeno almeno produrre delle dinamiche fittizie che suggeriscono il contrario ..." Voglio dire che alla fine tutto il Can can si riduce a qualche raccomadazione suadente,minacciosa etc,fenomelogia mafiosa e quant'altro.Non da meno un'ondata di risentimento ora popolare ora intelletuale denuncia un che d'invidia malcelata, in tempi di magra "generalizata " (perchè lui puo fottersele tutte e io no?!)...insomma qualcuno è caduto nel "trappolone" ; tanto fumo e poco arrosto ! Dietro l'apparenza delle cose si cela il tentativo da parte di "qualcuno nessuno" di minimizare,rimuovere la sua attuale condizione che mi rievoca la famosa poesia di Toto (vedi quii) "a livella" eccovi il testo qui sotto,lo dedico volentieri al "cavaliere",e in Napoletano.
a livella(Tradotta tutta in Italiano e Napoletano qui)
Brava!
Studenti senza lavatrice a fianco di professionisti che lasciano il bucato e tornano a prenderlo quando è pronto, lavoratori stranieri che fanno anche tre lavaggi in simultanea, turisti, gruppi di amici divertiti dall'idea di lavarsi la t-shirt a mezza serata: nel loro sfilare a tutte le ore hanno decretato il successo di "Celata (sotto la piazza scorre una roggia)", installazione di Anna Scalfi, che ha posizionato in piazza Duomo, a Trento, 22 lavatrici. L'allestimento dell'artista trentina è uno degli eventi paralleli di Manifesta7, la biennale europea d'arte contemporanea, in programma in Trentino Alto Adige dal 19 luglio al 2 novembre (foto Panato)Qualche anno fà un artista tedesco allesti una provocazione geniale e terribile,mi sembra a Berlino,o forse a Vienna,non ricordo bene,espose in una grande piazza un centinaio di lavatrici,un chiaro riferimento alla coscienza tedesca che necessitava chiaramente che certi "panni sporchi" dovevano essere lavati in pubblico (La Shoa) e non nel privato attraverso la rimozione etc, E oggi che accade?Accade che su la Repubblica It un'artista italiana espone in piazza "anche lei" delle lavatrici con in piu la gente che porta i suoi panni sporchi per il bucato ?!
Insomma come installazione nulla da dire se non fosse che la cosa oltre che essere una volgarissima scopiazzatura ufficiosamente fà parte di una Biennale d'Arte Contenporanea un plauso agli organizzatori della manifestazione (...) Perchè? Ma perchè questa seconda installazione scopiazzatura svuota,diminuisce la prima che aveva un ben altro senso,significato...
Cronaca di una notte di prima estate a BEZIERS.
Ho incominciato una trentina di quadri nel giro di tre giorni,di malavoglia,tanto lo so che nel mezzo del pasticcio che ho cominciato salterà fuori qualcosa,una incrollabile fiducia non tanto in me ma nella Pittura, (Sonia prendi nota...) il quel qualcosa che vince tutte le barriere e tutti i filtri che la melanconia sà opporre...(ogni volta che trovo un problema o che quello che faccio non mi piace lo metto da parte,l'olio asciugherà per l'indomani e poi chissà quel pasticcio distrutto,cancellato a metà con qualche nuovo schiribizzo mi farà scoprire una strada,un percorso,magari nuovo...e cosi è stato,altrimenti non sarei qui a scriverlo (...) Dipingo ad olio e sono riuscito senza volerlo a scoprire come utilizare la pittura a olio come se fossero gessetti,disegni e giochi di colore sfumato,sgocciolato,effetto carta vetrata,effetti stampa,e quel non so che di non finito giocato ad arte.Francamente mi congratulo con me stesso;spero che dopo aver esaurito l'entusiasmo della scoperta ed aver ben appreso questa nuova tecnica non la metta da parte perchè "troppo facile"...Oppure perchè piace troppo e la cosa mi sà di "commerciale" da mestierante;e si mi capita e piuttosto spesso.Tutti questi quadri ad occhio e croce li finiro tra un ritocco e l'altro fra dieci giorni,in tutti c'è il toro e alcune immagini feticcio che da un anno vi mescolo,sempre donne,visi,bellezza e grazia in un contesto usato dal tempo "l'air du temps" sembrano affreschi abbandonati in una villa disabitata da un secolo o nelle nuove versioni disegni abbozzati,affreschi rozzi quali si possono trovare in un liceo d'arte in abbandono,o forse in una prigione particolare...non ci sono scritte ma guizzi misteriosi,graffi,segni a mo di ferite...Questa tematica ha una destinazione,"la feria" una manifestazione che porterà davanti alla Galerie (...) centomila persone per la maggior parte pazzi scatenati e folli per le corride (che peraltro non ho dipinto perchè non la condivido malgrado l'ammirazione che ho per il rosso e il nero di spagna)...Mi basta che di persone sensibili (...) ce ne siano almeno trenta ha ha ha...se và bene questo inverno mi compro una attrezzatura da saldatore,ho qualche idea in proposito,un po di scultura in metallo,stagno,zinco etc,certo non di grandi dimensioni ma insomma...per cominciare.Un altro piccolo quadro,40x50 è li in un angolo che mi guarda storto,lo voglio dedicare ad una giovane amica un po musa (è lei che me lo ha ispirato e anche lei da una settimana lotta con un soggetto una giapponese Matissiana) lo aspetta da una settimana,gli manca poco per essere finito e quello che non mi piace di lui è che è troppo ben fatto (in uno dei miei stili degli anni 80),un amico pittore lo ha trovato bellissimo pure che visibilmente non finito,cosi mi sento in colpa a riprenderlo perchè corre il rischio d'essere completamente rifatto nella peggiore delle ipotesi...Domani chissà... come ha detto qualcuno "...domani tutto comincia". Certo a M passerà la rabbia che gli ha causato una mia allieva facendole un ritratto,a lei che non vuole neppure essere ripresa in fotografia (...) figuriamoci in un ritratto a olio su tela non autorizato! Io mi sono complimentato con l'allieva pure prevedendo la tempesta...(per il quadro,per come è stato dipinto)e infatti appena comunicata la notizia ci sono andato di mezzo io.Ammetto che M ha ragione,l'altra sà della sua ipersensibilità....che pasticcio,è l'estate...
LE BUONE PUTTANE
In Grecia sono state arrestate in una località turistica nove prostitute le quali pare siano state ingaggiate dai proprietari di due bar,il motivo dell'arresto il fatto che si è svolta una competizione di fellatio con sei greci e sei inglesi (...),il fatto straordinario non è in questa notizia ma nell'uso del termine "Dionisiaco" da parte della stampa italiana cosi noiosamente zelante verso il vocabolario "biblico" vaticanesco (...) da aver quasi abolito il termine con un'accezione ben superiore all'uso fatto.Della Grecia ricordo i racconti del mio amico Yannis : "...ricordo una volta che mentre osservavo fuori dal finestrino del treno il paegaggio tutto ad un tratto vedo un culo gigantesco che riceve il giusto omaggio...",neanche Fellini avrebbe potuto rivaleggiare con il reale che si connota di fantastico,e Yannis continua "...ragazzi era lo schermo di un cinema porno all'aperto,questa è la Grecia,da ragazzi mi ricordo che visitavamo le prostitute del quartiere use a starsene a busto nudo affacciate alla finestra,cortesemente chiedevamo dal marciapiede se potevamo toccare e alzandoci sulla punta dei piedi i piu fortunati di noi...toccavano il paradiso"...piu tristemente e affatto malinconico rammento l'Italia degli anni 60,quando portavo a mio padre alla fonderia la famosa "schiscetta" con la zuppa o la minestra poco lontano assistevo (sempre verso la fine del mese quando giungeva il salario (...)a una lunga fila di uomini che usciva dal campo prospicente lo stabilimento,almeno 70,anche piu in certe occasioni e tutti in attesa del loro turno con una delle due prostitute piuttosto sulla cinquantina, indaffaratissime verso il tramonto nel capanno di frasche improvisato.neanche a parlarne di dare un occhiata e tantomeno la toccata con fuga,ci si doveva accontentare della classica sbirciata su A.B.C un giornaletto di donnine e politica assai in voga ai tempi assieme ai classici calendarietti sexy che si trovavano dal barbiere.
La "Cappelletta"
che stà al bivio tra via Conterosso e via Bertolazzi a Lambrate (Milano) ,casualmente l'ho trovata in Google image e già che c'ero ho dato una sbirciatina se sempre per caso c'erano altre immagini di quella zona in cui ho vissuto parte della mia infanzia dal 1960 al 1969(salvo tre anni di collegio dai preti a Bergamo squallidissimo luogo che non auguro a nessuno.Dicevo...è intorno a questa cappelletta che ho incominciato prima che nella pittura (...)a scervellarmi sul modo di trarne profitto.Accadeva che sull'altarino circondato dalle grate di ferro misteriosi passanti gettassero delle monetine...mi ci volle qualche settimana per guarirmi dalla paura "dell'inferno" e qualche giorno per racimolare la giusta pecunia per l'atto icononclasta e trasgressivo.Qualche mese dopo ero cresciuto e un tal genere di azioni veniva sostituita dai vagabondaggi nella citta di
Milano tra avventura e scoperta e le prime Gallerie d'arte a cavalcioni della vecchia bicicletta di mio padre prima e dopo di un motorino messomi a disposizione da una amica.Poco dopo ricevo in regalo il mio primo libro d'arte,(Siqueiros il pittore messicano sospettato dell'omicidio di Trosky) bellissime illustrazioni che divorai con gli occhi ogni volta che mi era possibile,poi venne Michelangelo Buonarotti e infine una enciclopedia illustrata "la meravigliosa" su cui passai dei mesi avido delle storie e delle immagini,infine la morte di mia madre,la veglia e il ritratto che ne feci,veramente bello pur se con qualche difetto dovuto al fatto che ero alle prime armi. Non dimentico certo che il ritratto di mia madre me lo prese uno dei suoi fratelli lesto e malandrino,era la prima volta che lo incontravo... (venne solo per i funerali) e scomparve con la mia prima opera d'arte,amen.La Cappelletta sempre per una coincidenza la trovo allo stesso tempo di una mia fotografia di quel tempo,eccomi lustro a nuovo nel vestito della prima comunione ,mia madre ci teneva tantissimo e ricordo che si indebito (...),mio padre tra una bestemmia e l'altra e non poca violenza "quotidiana in famiglia" trovava la cosa uno spreco e comincio ad auspicare la mia entrata in una delle fabbriche adiacenti (l'Innocenti,la Faema macchine da caffè etc),continuo a disegnare e il mio primo amore (e meno male che ha sposato un'altro) mi consiglia di presentare i miei disegni nella fabbrichetta in cui lavorara lei,medaglie,coppe etc,cosi faccio facendomi un mare di illusioni e presento dei ritratti: i fratelli Kennedy ! Bocciato,torna tra qualche anno e meno male che è andata cosi,poi scoppia il 68 e poco prima io e i miei amici di collegio,quelli con cui si scatenava la competizione a chi disegna meglio (ero il piu bravo,quello piu richiesto per i disegni di nudo femminile che scambiavo con figurine e merendine)andiamo a presentarci alla famosa scuola di grafica COVA, esame di ammissione il solito vaso in bianco e nero messo sul tavolo mentre il proff legge il giornale..."torna l'anno prossimo",la cosa si ripete alla scuola grafica del Castello e alla fine un po demoralizati io e miei amici ci diamo alla Rivoluzione tappezzando la città di Murales.Nel 1967 nel quartiere si svolge una delle ultime processioni,coloratissima,gioiosa e con molta partecipazione,la vita del quartiere avvizisce,chiudono le fabbriche e da Citta Studi il quartiere universitario non tanto distante arrivano spesso nubi lacrimogene...qualche tempo dopo a Lambrate il quartiere della Cappelletta arriva la droga,prima la Marijuana,gratis,poi il resto a un costo sostenuto sino al completo smembramento della convivenza sociale,ci finisce dentro per almeno 8 anni mio fratello.Nessuna nostalgia di questa periferia,del cinema Pacini in cui riuscivo a entrare dalla finestrella dei gabinetti tutti i giorni,dell'oratorio in cui prendevo solo schiaffi e in cui quando vincevo un concorso di disegno non venivo premiato perchè troppo bravo! (...)del bar della Cappelletta in cui tutti erano piu grandi di me (tranne che in altezza),dei miei primi amorini...Del circo in cui riuscivo sempre a intrufolarmi di soppiatto senza pagare il biglietto;credo che la mia vera infanzia l'ho vissuta a Buenos Aires di cui ricordo tutte le immagini,quadri e illustrazioni di città Italiane appese ai muri dell'asilo (michelgelo Buonarrotti,il suo Mose,la Pietà, Roma etc),e non da meno dei miei primi disegni patetici fra cui la bandiera italiana e quella argentina.Dimenticavo...vincevo sempre i concorsi scolastici di disegno a tema "la Resistenza" e il "25 Aprile" e lo devo dire,perchè questa storia c'entra con la pittura,qualche anno prima della foto sopra per un anno smisi di parlare a scuola (...)gli psicologi non ci capivano un tubo e nei test disegnati li fregavo sempre,a scuola disegnavo sempre e mi ostinavo a non rispondere a nessuna domanda per cui decidono di mandarmi ad un consulto psichiatrico con la mia povera Mamma letteralmente terrorizata,già parlavano del manicomio di Monbello (...in cui rinchiusero per trentaanni una sorella di mio padre perchè era scappata con il fidanzato!) Mi trae d'impaccio una delle mie insegnanti,una persona squisita,gentile la quale fà uno scandalo per il trattamento che mi infliggono sventolando in faccia agli Psi della scuola elementare una bella raccolta dei miei disegni...Ho sorvolato sulle botte alla mano sinistra (quella del diavolo) perchè ero mancino.
e i CARABINIERI
"Carramba che sorpresa" arrieccoci con la solita leggina (le impronte digitali per tutti)voluta per garantire "l'ordine pubblico" dello stato poliziesco (alla Pulcinella) che in realtà serve a far ingoiare ben altri rospi,vedi la schedatura di massa dei diversi,dei Rom,degli zingari....e pure certi annunciati quali "vogliamo che tutti i bambini Rom vadano a scuola!"Che si sà destabilizzano gravemente l'ordine pubblico,abbiamo una opinione pubblica allarmata,addirittura in preda al panico,tutte queste zingarelle nelle nostre città che mettono le loro manine nelle nostre tasche e quant'altro e certo,anche qualche atto criminale di inaudita violenza a dir la verità si contano sulle dita di una mano (nel ventennio) i gesti della follia criminale addebitabile a qualche Rom(la follia nazionale invece è buona cosa rimuoverla....)l'opinione pubblica come si sà non si sente affatto destabilizata della violenza,della follia dentro le mura famigliari,ancor meno per la criminalità mafiosa che possiede ormai un bel pezzo dello stato,ancor meno per il gran numero di politici incriminati e già passati in giudicato e presenti nel parlamento,ancor meno per il disagio giovanile che sfocia in feroci ati di violenza,ancor meno per la mitragliata di stupri che imperversa nel bel paese,ancor meno per la spaventosa inflazione,disoccupazione cronica,insomma tutto va a catafascio e questo governo xenofobo,razzista se la prende con gli zingari (...) va bene lo so che serve sempre un capro espiatorio ma potevano sceglierlo un po piu colpevole no?
Come se non ci fossero già leggi e leggine che regolano il problema solo che i "Carramba" i carabinieri lo vogliano,in fondo su di loro possiano riporre la nostra fiducia ,sono riusciti persino ad arrestare Pinocchio !
...oppure nel "bel paese" c'è una piccola,mediocre,negletta,disperata borghesia di frustrati nevrotici neanche piu ceto medio (...) che prima di affogare in un tempo che corre come la luce e tutto macina partorisce il suo ultimo mostro?
Fatto stà che assisto perplesso al dilagare del ridicolo,del grottesco con una immensa voglia di un gesto che spero si connoti d'arte prima di divenire disperazione...poi mi chiedo,al punto in cui siamo...serve ancora un cenno scritto,civile,democratico,etico,dettagliato in tutti i suoi punti,ben scritto? Con questa gente....La blogosfera che ribolle indignata faccia a un muro di gomma sulla cui superficie tutto scivola tanto l'unto,il grasso cola in un olezzo nauseabondo di putrefazione.
FRAMMENTI ALIENI
L'osservazione della morte quando coinvolge un gran numero di individui produce nella coscienza un orrore indicibile che và prontamente rimosso e cosi è il piu delle volte se la parentalità non è in causa o almeno quella pia stretta (...),ma la contemplazione delle vite dei singoli,del loro momento evolutivo,dei piaceri e delle gioie che avrebbero potuto vivere è sconvolgente,è un dolore che coinvolge perchè le dinamiche collaborative finalizate al piacere,alle gioie,al benessere sono collettive e ne risulta che la gioia,il piacere privato "all'altro" si ripercuote inevitabilemente su di noi e di noi fà scempio,è un dolore immenso perchè è quello della nostra stessa esistenza.Veniamo privati di parti di noi stessi...Quando mi dilettavo in brevi racconti di scientfiction avevo immaginato (20 anni prima) una civiltà alliena in guerra con i terrestri (...) una civilta evolutissima,potente e invincibile,tecnologicamente impossibile per la razza umana una qualche possibilità di vittoria in una ribellione che cercava un riscatto alla piu umiliante schiavitu che si possa concepire (esseri umani allevati per i piu disparati usi e sfruttamenti).Accade invece che i terrestri riescono a catturare vivo uno di questi alieni e scoprono durante la tortura dai connotati vendicativi (...)che gli alieni sono collegati telepaticamente e che l'intollerabile agonia,dolore di uno diviene il dolore di tutti gli altri pure se sparsi sul globo terracqueo a grandi distanze...infine lasciano il pianeta e finisce che l'alieno fatto prigioniero resta in cattività a garanzia di un eventuale ritorno della minaccia galattica (...)di lui si avrà grande cura giungendo a clonarlo per produrre un maggior numero di individui atti a garantire la futura sicurezza dell'umanità.Certo qualche mente evoluta arriva a concepire la possibilità di una riappacificazione,di uno scambio etc...il racconto lo ragalai,oggi non me ne resta nessuno e francamente la cosa non mi rattrista,sono abituato da un tempo immemorabile a lasciare dietro di me parti di me...per esempio certi bellissimi quadri che oggi non posseggo piu...mi mancano.
Telepaticamente...
In quanto alla telepatia o alla possibilita della lettura del pensiero tra esseri umani non posso sottrarmi ad una testimonianza personale che ho vissuto in prima persona nel 1986,e una seconda volta precisamente il 25 agosto del 1995 con stavolta me protagonista del momento di lettura di una immagine nella mente dell'altro ma di cui non vi parlero (...) un collega artista volle convincermi dei risultati a cui era giunto dopo lunghi mesi di ricerca e sforzi,mi chiese di pensare ad una immagine e di collocarla in un contesto ambientale,aggiunse che dovevo come dire,realizare una specie di vuoto,quiete mentale,passiva;nello specifico pensai ad una immagine femminile davanti ad uno specchio che si pettinava dei lunghi capelli,un'immagine che avevo conservato dalla realtà e che in piu in quel momento mi era cara...ebbene il mio amico seppe descriverla in ogni suo dettaglio senza che io gli avessi fornito ne prima ne nelle settimane precedenti alcuna traccia.Ne fui immensamente sorpreso,gli diedi la conferma dell'avvenuta lettura e poi divagammo in altre faccende piu interessanti quali la pittura.personalmente se oggi mi raccontassero qualcosa del genere non ci crederei...troppi da questo genere di argomenti traggono stampelle per le loro fantasie compensatorie a sfondo religioso! Credo che il fenomeno non possa essere comune a tutta la specie umana e comunque il mio amico ammise che ci era arrivato seguendo un percorso affatto ortodosso a parecchio fortuito,avendo lui il culto del segreto,del possesso delle sue cose sono certo che non ha mai rivelato a nessuno come faceva.La mia seconda esperienza senza entrare nei dettagli;avvenne con lo sguardo di una persona che credo volese farmi capire inconsciamente qualcosa,essendo in quel momento particolarmente ricettivo cio avvenne pure se con una conseguente rimozione (...)perchè...sgradevole cio che dovevo capire...ebbi la visione in un attimo di una scena estremamente realistica;suppongo,ho il sospetto, che si sia trattato di una intuizione figurata e non di telepatia o lettura del pensiero;e qui la finisco anche se molte donne sono pronte a smentirmi...
Marseille è una mia carissima amica,adorabile,gentile,raffinata e di un animo generoso e straordinariamente gentile,ogni volta che viene a farci visita poichè è anche amica carissima,di mia moglie le faccio un capuccino come solo io so fare e senza la macchinetta,voglio offrirlo anche ai rari miei lettori che inciampano nelle mie pagine.Volete farne parte gli amici cercate in Google: www.imagechef.com,capucino
ESISTENZA



















