intervista realizzata con gli studenti del Liceo Classico Umberto I di Napoli
GIOSETTA FIORONI
STUDENTESSA: Penso che al giorno d'oggi il successo sia
strettamente legato alla capacità di stupire e sorprendere il pubblico.
Lei crede che l'opera d'arte debba soltanto suggestionare e provocare
emozioni, o ritiene che, essendo uno strumento di conoscenza, debba
essere una rappresentazione della realtà delle cose?
FIORONI: Come hai giustamente notato, l'arte contemporanea -
soprattutto in quelle manifestazioni che vengono genericamente chiamate
"avanguardie" - deve assolutamente stupire: nelle sue elaborazioni ed
espressioni estreme è un'arte molto "teatralizzata". Oggi,
naturalmente, parlare di arte contemporanea significa riferirsi ad una
gamma molto ampia di esperienze. La cosa di cui si parla meno è il
supporto della tela, l'antico supporto del quadro. Un interesse
maggiore riceve la scultura, perché il materiale scultoreo si presta
meglio alla teatralizzazione di cui ho parlato poc'anzi. Anche tutte le
grandi esperienze contemporanee - la pittura digitale, il video, le
performance, le installazioni - si rivelano sorprendentemente teatrali.
In una delle ultime edizioni della Biennale di Venezia, il premio
maggiore è andato ad una "operatrice" - un nuovo termine che a me
sembra un po' comico - della ex Jugoslavia. La sua installazione
occupava una sala della Biennale. Essendo il suo paese martoriato da
infinite e travagliate guerre locali, l'artista aveva portato un enorme
quantitativo di ossa non umane, appartenenti ad animali di ogni tipo.
Lei stava in cima a questo ossario e, con una piccola spazzola di
ferro, finiva di pulire le ossa dai relitti ancora rimasti attaccati.
Un'amplissima commissione, molto importante e costituita da critici
italiani e stranieri, ha conferito a questa installazione - o
performance - il premio maggiore della Biennale, ossia un
riconoscimento importantissimo, forse uno dei più importanti e meglio
remunerati del mondo. Questo per farvi capire il peso oggi assunto
dall'aspetto "teatrale" dell'arte, che corrisponde ad un profondo
desiderio di sorprendere. Un tempo lo spettatore si poneva di fronte a
un quadro per riuscire a stabilire un rapporto personale, emotivo e
riflessivo con questo: ne veniva attratto se gli piaceva, lo
disapprovava se non gli piaceva. Oggi ciò che veramente conta è
l'impatto. Nella stessa biennale dell'artista iugoslava era presente un
grande pittore tedesco, che mi pare abbia esposto anche al Museo d'Arte
Moderna di Napoli qualche anno fa, il cui nome è Anselm Kiefer. Questo
pittore - a mio avviso il più interessante della scena occidentale
contemporanea - ancora utilizza un supporto "classico", tela o legno,
che crea i limiti del quadro. Si tratta di solito di quadri molto
grandi, che occupano un'intera parete. La maggior parte dei temi si
rifà all'antichità: uno dei quadri più toccanti, ad esempio, si
intitola Il Tigri e l'Eufrate, i due grandi fiumi che sono alla base
della nostra civiltà. Il materiale con cui lavora è molto vario:
stracci, sabbia, sassi, semi di girasole, tutte cose che accumula e
posiziona sul quadro seguendo una sua idea, per evocare dei grandissimi
luoghi arcaici. Ha anche dipinto numerosi quadri di città immaginarie -
ad esempio case costruite sulle nuvole - dando prova di una grandissima
possibilità suggestiva. Due membri della Giuria che ha premiato
l'artista jugoslava alla Biennale si sono dissociati dalla Commissione
perché secondo loro il premio doveva andare a un quadro di questo
grande artista, che racconta una sorta di storia dell'uomo.
STUDENTESSA: Nella scheda abbiamo visto alcune opere che non
corrispondono ad un ideale di bellezza nel senso classico. Lei crede
che il "bello" sia ancora di dominio esclusivo dell'arte?
FIORONI: No, credo che il "bello" abbia subito grandi trasformazioni,
tanto che è difficilissimo continuare a chiamarlo bello. Nel mondo
contemporaneo si cerca di stupire, di colpire lo spettatore.Una delle
punte estreme della ricerca in campo figurativo è legata ad una pratica
che a me fa addirittura ribrezzo, ossia il piercing, ma non il piercing
che si è soliti vedere in giro: in Germania c'è stata una grande mostra
in cui delle persone nude venivano attraversate da uno spillone da
spalla a spalla o da gota a gota. Si esponevano in questo stato
estremamente "drammatico" e a volte soffrivano, tanto che molto spesso
c'era qualcuno che li doveva aiutare a tamponare il siero e il sangue
che colavano dalle ferite. Ho visto una foto della mostra che ritraeva
una persona - rapata a zero e immortalata da dietro - sul cui cranio
erano state tracciate delle ferite con un rasoio, in modo che si
formassero le figure di un traliccio o di una ragnatela da cui colava
sangue. Non si sa più cosa sia il "bello": l'idea del bello è diventata
relativa perché assume dei connotati sempre più discutibili, speciali,
legati ad altre esperienze. A Bilbao è stato di recente inaugurato un
grande museo in cui è presente un percorso che passa tra due lastre di
ferro, strette e alte circa sei metri, in cui lo spettatore è costretto
a passare provando una sensazione di claustrofobia, di oppressione. Il
"bello" di un Discobolo di Mirone è completamente assente da questa
installazione.
STUDENTE: Cosa ne pensa di quegli oggetti di design che,
ispirandosi all'arte contemporanea, riescono in qualche modo ad
assimilarne forme e stili? In proposito mi viene in mente uno
spremiagrumi a forma di Shuttle. Lei crede che questi oggetti possano
aiutare la diffusione dell'arte o, al contrario, ritiene che ne siano
una contraddizione?
FIORONI: Non possiedo una grande competenza nel campo del design, ma
credo di aver capito a quale oggetto ti riferisci: uno spremiagrumi
molto carino, sebbene non credo sia così comodo per spremere i limoni.
Oggi l'arte punta a tematiche molto più forti e "spaesanti" di quelle
del design. Il grande architetto italiano Ettore Sottsass, ora molto
vecchio, ha utilizzato la fòrmica per costruire dei mobili che
sapessero di antico, che potessero somigliare ai trumeau del
Settecento; ha creato degli oggetti veramente sensazionali, per colori
e per accostamenti, cui ha aggiunto dei piccoli supporti antichi.
Questo è un designer. Anche la moda, che ha prodotto dei vestiti di
grandissima bellezza, a mio avviso è una forma di design. Io non credo,
però, che il design e l'arte siano ora assimilabili. Fino all'inizio
del secolo appena passato, il primo era molto più intrecciato alla
pittura e alla scultura, mentre adesso vi è una grande divaricazione,
perché il campo dell'arte chiede un tipo di partecipazione slegata
dall'utilità delle cose, lontana dal quotidiano ed estremamente
correlata al subbuglio emotivo. Del resto questo è solo il mio parere:
un'altra persona potrebbe anche affermare il contrario.
STUDENTE: Lei cosa ne pensa dell'impiego delle nuove tecnologie nell'arte?
FIORONI: È un grande interrogativo amletico: saranno o non saranno loro
l'arte del futuro? Tutti gli artisti giovani lavorano con le nuove
tecnologie. C'è un ragazzo mio amico, il quale lavora nello studio
vicino a me, che deforma al computer ogni cosa gli venga in mente: la
sua ragazza, il piede del nonno, delle facce e così via, poi stampa il
tutto a dimensioni enormi. C'è moltissimo interesse anche nei confronti
della "videoarte". Vi è tutta una generazione di artiste donne che ha
compiuto un grandissimo lavoro, sia con il video riprodotto sullo
schermo, sia con il video proiettato su un'ambientazione.
STUDENTE: Secondo Lei, quindi, si può creare arte anche con il computer?
FIORONI: È una domanda da un milione di dollari cui francamente non so
rispondere. Credo, comunque, che tutto può costituire un pretesto per
fare qualcosa di così straordinariamente unico e nuovo che diventa
forma d'arte. Quello che si vede in giro, nella maggior parte dei casi,
è qualcosa di curioso, interessante, a volte elegante, altre volte
stupefacente. Una delle prove per scoprire la validità di ciò che viene
concepito è guardare le cose più di una volta: se alla terza volta ti
annoiano allora è brutto segno. Di cose che resistano veramente non ce
ne sono molte, ma ce ne sono. Oggigiorno si proietta di tutto su tutto.
Tra circa 4 anni, nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma sarà
totalmente aperta al pubblico una nuova ala su cui sta lavorando un
architetto inglese. In una parte di questa ala ha già esposto un gruppo
di giovani, i quali usano quasi tutti le nuove tecnologie. Secondo me,
il lavoro più bello è stato quello di una ragazza che, al centro di una
sala, ha innalzato una lastra di vetro su cui vengono proiettate due
immagini diverse: su una superficie il fermo immagine di una farfalla,
sull'altra la farfalla in movimento. Le due cose insieme funzionano
benissimo e creano un'atmosfera magica che può evocare l'aria
dell'aperta campagna, un film, un qualcosa di onirico sospeso tra il
sogno e l'incubo. Un altro artista, Maurizio Cattelan, invece di usare
un proiettore lavora sull'impagliato, vive per la maggior parte a New
York ed è considerato la nuova superstar nel mondo dell'arte
contemporanea. Due anni fa sono andata a vedere una mostra in Francia:
vicino ad una custode del museo c'erano due magnifici cani. Io ho una
passione per i cani, mi sono avvicinata ed ho detto alla signora che
era molto bello che in Francia permettessero di portare gli animali ai
musei. Allora lei mi ha guardato con aria sprezzante e mi ha comunicato
che i due cani erano l'opera di un artista italiano. Erano cani
impagliati, durissimi: due grandi cani chiari dal pelo liscio
intrecciati tra di loro che dormivano un sonno meraviglioso, un sonno
esteticamente bello che ispirava tenerezza e attenzione. Era un'opera
di Maurizio Cattelan, naturalmente. Questo artista ha impagliato
tantissime cose, ad esempio al Museo di Rivoli, vicino a Torino. Si
tratta di un bellissimo museo con sale settecentesche, che crea
contrasto con questa specie di strano cavallo rimasto sospeso tra gli
affreschi del soffitto, come se cavalcasse nell'aria. Ultimamente
Cattelan ha fatto in resina raffigurante Papa Woitjla e l'ha esposta a
Londra, in una mostra che mi pare si intitoli Apocalisse. Il papa è
raffigurato per terra con in mano la Pastorale e intorno ci sono alcuni
frammenti di un meteorite, come se questo lo avesse colpito e fatto
cadere.
Sarà il futuro a dirci se si tratta di grandi opere oppure no.
STUDENTE: Secondo Lei la pittura tradizionale ha ancora un
futuro o, avendo rappresentato sulla tela tutto il rappresentabile, ha
esaurito le sue possibilità?
FIORONI: Ecco un'altra domanda interessantissima. Dato che continuo a
dipingere quadri - sebbene abbia fatto qualche scultura - piacerebbe
anche a me saperne la risposta. Ad onor del vero, c'è ancora un filone
molto considerato nelle gallerie che continua ad occuparsi di pittura
su tela o di scultura "tradizionale". Naturalmente si tratta di opere
un po' "arretrate" rispetto ai grandissimi prodotti delle avanguardie
di cui vi ho parlato. Molti musei sparsi nel mondo, soprattutto sulla
scia di quel che succede in America, fanno sì che l'attenzione sia
concentrata su ciò che è considerato innovativo. Personalmente sono del
parere che, in mezzo a tante opere valide, ci siano molte cose di basso
profilo che non mi convincono per niente, mentre esistono dei pittori
che, pur continuando ad usare la pittura "classica", riescono a fare
dei quadri veramente interessanti. Vi è un gruppo di pittori inglesi,
ad esempio, che continua a fare delle cose estremamente realiste.
Questi artisti lavorano col segno, con la pittura, e fanno cose molto
brillanti, molto emozionanti. Penso che ancora ci sia una strada per
lavorare su tela. Pensiamo ad un altro supporto: la fotografia. C'è
parecchio interesse per la fotografia: a volte si tratta di semplice
fotografia, altre volte risulta talmente ambigua da assumere una
valenza assai forte. Conosco un fotografo che vive a Roma e che si
chiama Marco Delogu, il quale si concentra soprattutto sul viso e sulla
fisiognomica. In una mostra è stata esposta una sua fotografia che
ritrae un gruppo di cardinali decani, tutte persone che vanno dagli 85
ai 100 anni: queste facce, che hanno avuto una vita così speciale, sono
in grado di provocare una forte emozione. La mostra di Delogu si
colloca in una zona ambigua: le sue fotografie sono caricate da
elementi espressivi più forti, ed acquistano una valenza significativa
molto potente.
STUDENTE: Fino adesso l'arte ha privilegiato la vista. Nelle
avanguardie artistiche, però, si è cercato di far emergere anche altri
sensi, come ad esempio il tatto: vi erano delle opere fatte per essere
toccate e delle pareti dentro cui si potevano infilare le mani per
sentire cosa celavano. Lei crede che la sperimentazione tramite l'uso
di altri sensi potrebbe avere degli sviluppi in futuro?
FIORONI: Mi prendi in castagna, perché in proposito non so che dirti:
sono del tutto impreparata. So, ad esempio, che all'inizio del secolo
alcuni surrealisti facevano delle opere utilizzando pelli di animale,
ricavandovi un piatto o una tazzina. Anche in quel caso si trattava
soprattutto di un'esperienza tattile, perché il pelo animale subiva
delle piccole modificazioni ogni volta che lo si toccava. C'è un
giovane artista americano che da qualche tempo sta scavando una collina
in Arizona affinché un raggio di luce vada a colpire le pietre e i
vetri che ha posto in una caverna ricavata alla base della collina. È
un modo molto inusuale di lavorare con la luce e richiede anni di
lavoro.
STUDENTE: Esistono delle opere che "mischiano" i diversi sensi? Ad esempio un'immagine accompagnata da un odore...
FIORONI: Credo che ci siano state delle esperienze in proposito.
Qualche anno fa, a Milano, un artista italiano ha esposto circa mille
bicchierini riempiti di liquori differenti. Quando si entrava nella
sala c'era un terribile odore di alcool, ma era un'operazione
suggestiva.
STUDENTE: Quindi possono darsi anche nuove suggestioni?
FIORONI: Tutto si presta ad essere interpretato in tal modo. Sebbene
non abbia molta fiducia in queste cose penso che, se usate in una certa
maniera, possano dare buoni risultati. Tutto ciò che concerne i
profumi, ad esempio, potrebbe essere interessante da indagare.
FIORONI: Si tratta di un problema molto dibattuto a tutti i livelli: degli esperti d'arte, dai critici, dai sociologi. C'è chi sostiene che tutte le esperienze che hanno a che fare col digitale dovrebbero avvicinare il grande pubblico, perché quest'ultimo è ormai molto legato ai computer e a Internet. C'è chi afferma, invece, che l'arte dovrebbe mantenere un suo livello di riflessione piuttosto alto, in quanto questo è il suo ruolo. Non ho una risposta definitiva. Penso solo che per fare arte ci vogliano sempre delle basi conoscitive, che possono essere acquisite anche andandosi a vedere un po' di mostre. Se la nostra famiglia ci porta a vedere qualche museo quando ancora siamo piccoli, allora partiamo avvantaggiati. Quando poi si comincia a crescere, per avere una vera attrazione nei confronti dell'arte c'è bisogno di qualcuno che ci instradi su questa via. L'arte ai tempi di Duccio di Buoninsegna, ad esempio, corrispondeva ad una struttura sociale più semplice: il pittore che dipingeva una grande Madonna era portato in trionfo per tutta Siena e ognuno partecipava a questo grande evento. Oggi siamo molto più numerosi e la società è assai più complessa. Ciononostante anche al giorno d'oggi ci sono diverse persone che si interessano di arte. In genere ci vuole un piccolo input iniziale, ma potrebbe succedere a chiunque, a tutti i livelli.
STUDENTESSA: Lei crede che gli artisti contemporanei si
preoccupino del ruolo sociale dell'arte o ritiene che pensino solo al
proprio soddisfacimento personale?
FIORONI: Credo che gli artisti, a parte qualche caso clinico, lavorino
tutti per avere un dialogo, perché è insito nella natura del loro
lavoro. Di solito si presuppone che un artista tenda a far trasparire
tutta la sua personalità da un quadro o da un'opera in genere. A me
pare che oggi gli artisti cerchino addirittura più dialogo rispetto a
ieri o, per lo meno, il più allargato possibile: con le persone giovani
prima di tutto, con gli esperti, con i musei, con gli addetti ai lavori
e con tante altre categorie sociali.
STUDENTESSA: Credo che ciò avvenga soprattutto perché chi
osserva un'opera d'arte moderna spesso può ricavarne un messaggio
proprio. Lei cose ne pensa?
FIORONI: Penso che ciò che affermi sia molto giusto. Sulla "farfalla"
di cui vi ho parlato in precedenza, ad esempio, ognuno può costruire un
suo piccolo sogno, può rivivere un proprio momento che ha intuito nella
natura, può trovarci qualcosa di personale. Oggi più che mai questo
fenomeno è legato all'idea di comunicare a differenti e numerosi
livelli, perché come si è allargata a dismisura la gamma dei supporti
su cui gli artisti lavorano, così si è ampliato lo scambio con
l'esterno.
STUDENTESSA: Nonostante si sia allargata la gamma dei
supporti, non è aumentato il pubblico che segue l'arte. È come se
l'arte non fosse accessibile a tutta la gente, come se fosse riservata
solo alle persone più ricche ed intelligenti.
FIORONI: Un brillante avvocato o un medico di fama potrebbero essere
ricchissimi ma non avere nessun interesse nei confronti dell'arte.
Chiunque lavori in altri campi potrebbe essere preso da cose diverse ed
essere cieco nei confronti delle esperienze artistiche. Non credo che
l'arte di oggi punti ad essere elitaria, penso anzi che gli artisti -
soprattutto quelli giovani - cerchino di coinvolgere la gente, per lo
più sorprendendola, sconcertandola, scatenando dei quesiti negli
spettatori: tutto ciò implica un desiderio di comunicare. Personalmente
ho sempre desiderato comunicare. C'è un mio quadro, ad esempio, a cui
tengo molto e che è dedicato a uno scrittore giapponese: vi è
rappresentato un cielo rosso con un uccellino di legno applicato sopra.
Questo scrittore ha scritto un libro bellissimo dal titolo Il paese
delle nevi, in cui sono raccontate delle situazioni molto lievi e molto
allusive riguardanti i sentimenti delle persone, il loro viaggiare, il
loro muoversi nella vita. Il mio piccolo quadro è ispirato a tale sua
visione domestica: vi è dipinta una stanza rossa in cui penetra un
uccellino cui ho affiancato un ideogramma.
STUDENTESSA: Però nel passato, mi riferisco soprattutto al
Medioevo, la costruzione di cattedrali implicava una maggiore
partecipazione del popolo nella sua totalità e una maggiore
considerazione nei confronti dell'artista, che veniva considerato un
po' come un dio.
FIORONI: C'è un artista a tutto campo, molto bravo, che si chiama Mimmo
Paladino e che è nato a Benevento, il quale ha allestito qui a Napoli
una montagna di sale.
STUDENTE : Bruttissima.
FIORONI: Non ti è piaciuta? A me moltissimo, anche perché è stato, per l'appunto, un tentativo di inserirsi nella realtà urbana.
STUDENTESSA: Vorrei porle una domanda che riguarda l'ambito
più strettamente commerciale. In base alla sua esperienza nell'ambiente
artistico, non crede che un artista sia spesso influenzato dalle leggi
del mercato e che, proponendo la sua arte come una merce, tenda a
compromettere il vero significato della sua attività?
FIORONI; Anche questa è una domanda cui è molto difficile rispondere.
Hai ragione: è un fenomeno che può accadere e che è molto complesso.
Bisogna tenere conto del fatto, però, che anche nel passato esistevano
le "commissioni": si commissionava una Madonna ad un'artista e questi
interpretava l'opera a modo suo. Anch'io ho fatto diverse cose su
commissione, ad esempio per un'associazione culturale che si chiama
Near - New European Art Reserach, mi pare - e che voleva donare una
Madonna ad una chiesa. Naturalmente mi hanno pagato: era un lavoro
ingente, perché si trattava di un'opera era alta due metri e mezzo. Per
farla ho lavorato a Faenza in una bellissima bottega che si chiama
Bottega Gatti, dove ho fatto anche molta ceramica. Nonostante me
l'avessero commissionata, ho lavorato come preferivo, in assoluto
libertà espressiva; ho immaginato una Madonna con tre teste: una
occidentale, una orientale - mi sono ispirata ad una mia amica
filippina -, e una di colore - per la quale ho preso a modello una
bellissima foto di Leni Riefensthal -. In un primo momento i
committenti sono rimasti sconcertati: una madonna con tre teste! Chissà
se la chiesa l'accetterà? Però io ho tenuto duro: non mi andava di fare
una Madonna "normale". Questi tre volti erano impostati su un
triangolo, con una sorta di manto che li avvolgeva e da cui uscivano
tre piccole manine: una occidentale, una asiatica, una nera. Su questo
manto ho immaginato che ci fossero i luoghi di tutta l'umanità:
c'erano, modellati in piccolo, delle pagode, delle piramidi, dei templi
giapponesi e così via, nonché animali di tutti i tipi, per i quali
nutro una vera passione. Il manto diventava una sorta di territorio del
mondo e, nonostante all'inizio i committenti fossero molto turbati,
hanno finito per accettare l'opera.
Credo che le committenze siano esistite sempre ma che questo non abbia
influito più di tanto sull'esecuzione dell'opera. C'è da dire, però,
che ci sono parecchie gallerie che pretendono molte opere, nonché delle
trasmissioni televisive che quando ti propongono un lavoro vogliono
comprare per lo meno 40/50 pezzi. In questi casi la cosa si fa più
ambigua.
STUDENTESSA: Un'ultima domanda: quali saranno, secondo Lei,
i rapporti tra l'arte occidentale e l'arte orientale nel nuovo
millennio?
FIORONI: Questi rapporti già ci sono: esistono Biennali anche in
Giappone e ad Istanbul, tanto per fare qualche esempio. Numerosi musei
guardano con molto interesse al lavoro di artisti africani, giapponesi
o cinesi, che spesso si trasferiscono a New York così come tanti
artisti italiani hanno cercato l'ispirazione in India. L' intreccio è
già in atto ed è evidente.
Marianne OREL (Menton)
Di nazionatirà Belga-Italiana,qui uno dei suoi quadri piu belli per gestualità,azione,guizzo e fusione con le tecniche Cinesi (Fumié).Una allieva che non è piu allieva,ha tutto per riuscire nella pittura ad olio e nelle tecniche all'acquarello Cinesi,al momento stà cercando una tematica fortemente in relazione con il suo sentire,con la sua "visione",questo è un compito arduo e altrettanto difficile per lei fare la distinzione tra personale visione frutto dell'imprinting culturale e quanto della sua stessa persona si manifesta tramite il suo profondo (creativo) che accede all'orizonte potente e fortemente significante con valenze che toccano una complessità sorprendente.Questo è uno dei molti casi in cui un artista sà coltivare l'abbandono(...)riuscendo ad attivare delle dinamiche di apprendimento direttamente da se stessa(...)e poiche il suo profondo la supera in complessità e ricchezza ne discende una rincorsa tutta intima,personale da parte dell'artista nella esplorazione,nella comprensione del suo personale mistero manifestatosi nell'arte.Da questo quadro non è difficile immaginare quante stupende soluzioni in termini di alfabeto pittorico scaturiscono.Indubbiamente l'aver conquistato fermamente un proprio alfabeto espressivo,tonale,grafico,coloristico le facilità immensamente la fase di ricerca di una tematica se non nuova(...)ricca di contenuti ancora da sviscerare,conoscendola so della sua sensibilità per l'animalismo o per una rappresentazione della natura in termini neo-romantici.
Sonia Richelma D'Elia
"piuttosto che professsore il critico deve essere l'allievo dell'opera"
[Eugène Ionesco]

...è una ragazza nata in Belgio e di origini Italiane,l'avevo incontrata qualche anno prima e a distanza di anni mi rintraccia in internet e mi spedisce un mare di quadri estremamente interessanti,frutto di una sensibilità vicino, prossima a Basquiat,il disperato metrolitano di New York e deceduto abbastanza di recente;sono le sue opere delle annotazioni "iconiche" di identità femminili tipiche delle nostre metropoli europee.Sà cogliere con tratto deciso ,sintetico e netto quel "che" che identifica l'oggetto dell'attenzione al di là della mera rappresentazione realistica,fotografica e caricaturale .Molto piu che semplici ritratti,essi staccano dall'individualità che li ha stimolati per vivere di vita propria...Un po come diceva Picasso : "vedrete che finirà per assomigliargli ! " Intendendo un divenire del soggetto da lui anticipato nell'opera d'arte(...) Tra un destino crudelmente accertato e una profezia inderogabile.Una visione cruda,critica,analitica del personaggio, è potente introspezione,penetrazione .Un segno scabroso,di marca "Realista "scandisce un che di tragico con una essenzialità nuda,ridotta all'osso con nessuna concessione alla poesia,al lirico,alla coloristica pure se il colore "urla"....e dell'artista,dell'autore la sola traccia che lo svela è una amarezza addolorata come se intuisse il divenire delle sue modelle(...)Il suo sguardo estrae al di là di ogni infingimento seduttivo praticato dalla modella : candore,rabbia,risentimento,ingenuità,innocenza,arroganza e durezza ,in breve note accuminate come la lama di un pugnale, la sintesi di una personalià con tutto il suo carico di scabrose contradizioni.La sua rappresentazione di questo "Occidente mentale" denuncia con crudezza in termini nuovi l'alienazione della condizione femminile contemporanea,la sua tensione drammatica,il suo "vuoto" il suo pallore attraverso certi toni grigi colorati presenti nella sua opera...denunciano il dramma della solitudine che si fà angoscia e tale precipita nelle sue tele senza nessuna concezione nel segno ad un sensualismo decadente.Forse inconsciamente Sofia (è uno pseudonimo almeno sino a che non mi autorizza a replicare nel sito una delle sue opere) ha optato per la scelta della coloristica all'acrilico per la sua cruda sterile freddezza (invece del calore e della luce della pittura ad olio) per aderire ancor piu (...)se è possibile allo sguardo obiettivo ,curioso,di una sensibilità che vuole classificare le tipologie umane con lo spirito del collezionista. Infine l'attenzione portata al dramma interiore dei suoi soggetti...che poiche l'artista senza "saperlo" talvolta se non sempre(...)parla,narra,annota di se stesso, possiamo legittimamente desumere che Sofia identifica piu o meno inconsciamente nelle sue modelle parti di se(...)Aderendo pienamente ad una constatazione:piu si entra in relazione con la propria profondità piu si diviene universali! Ho accostato "icona" di Sofia alla Mona Lisa del Nord Europa di Vermeer o "la ragazza dall'orecchino di perla" da cui è stato tratto un film celebre(...)perchè lo scorcio in cui è ripreso il soggetto è straordinariamente significativo,il soggetto sembra intereagire con lo spettatore,una metafora straordinaria sull'arte che lascio a voi amici interpretare,contemplare,riflettere con vero ed autentico spirito filosofico. Michel Abbatangelo (frammento critico per Sofia)
"Crescere scemi e morire idioti"!
La soubrette televisiva Sylvie Lubamba (detta anche la "bamba"iscritta alla Lega Nord) e il neodeputato leghista Matteo Salvini (Fotogramma).Ogni commento è vano...All'evidenza...lei un po a disagio nella sua pelle (...)iscrivendosi in un contesto xenofobo,come dire...si "sbianca" e lui il razzista,xenofobo,populista,intollerante neo eletto parlamentare (...)come dire..."bianco che piu bianco non si puo" (nella peggiore accezione)con la finta Couloured (nera o negra come vi piace...) esibisce ,sbandiera la sua" tolleranza" multiraziale alla maniera del detto popolare "tutti i buchi sono buchi!" o "ogni lasciata è persa!" Sylvie è il frutto delle ultime trionfali politiche, del neo colonialismo Occidentale e della spaventosa regressione dell'identità negra,nera,black...o forse tutto questo senza vergogna perchè tanto in questa "italietta"....
gli elettori della sinistra che"non c'è" stavolta non ci sono cascati (...) nessuno si è turato il naso ! Cosi una stangata epocale ha pressochè eliminato dalle istutuzioni,dal parlamento e dal senato la piu piccola traccia della sinistra " al 'acqua di rose ",quella sinistra sempre pronta alla " corsa al centro " oggi riflette con amarezza una sconfitta irrimediabile.Si suppone che hanno capito,ci aspettiamo dimissioni a catena,una nuova classe politica,e l'allontanamento dei "cristicoli"a cominciare da Rutelli ! Si ricomincia dallepiazze,daisindacati,dalla classe lavoratrice,dalle donne,dai diritti civili e dalla democrazia,quella vera!
Arts/"le mercredi des singes"/Contact
"...siete tutti invitati... "
****** 1968 ******
"...tra francia e Italia,c'è un gran sbattimento per cercare di corregere la storia,ora una rimozione,ora attacchi forsennati e alla cieca,ora deliberati tentativi mistificatori di avvenimenti ben noti,per non parlare dei soloni che dallo scranno "alto" mediatico discettano e sottolineano immancabilmente solo gli errori (...)di una stagione indimenticabile,fortemente civile simbolo universale della Protesta che solo i giovani sanno portare contro i sistemi piu autoritari..."
ADRIEN MARCAIS à "La Maison de L'Amerique Latin" de Montecarlo microreportage du vernissage / reportage dell'inaugurazione dopo giorni d'angoscia per la sua prima mostra finanziata dalla affetuosissima Zia.
Posseggo tutta la documentazione neccessaria alla prenotazione di una mostra "à La Maison de L'Amerique Latin",sappiate che c'è una fila di attesa sino al 2010!!! Avro cura di inserirla nel sito piu avanti.Post Scritptum : i cenni critici non li ho fatti io !!! Ancora,ho trovato il lavoro di Adrien in Africa straordinario,ne parlero piu avanti. Ultime notizie A quanto pare la mostra è stata un successo oltre 14 opere vendute !!! ( al secondo giorno d'esposizione!)La Zia,la mamma....sono raggianti,felici,Adrien è un po piu tranquillo,sereno,sul suo futuro,gli auguro di tutto cuore buon lavoro.Adrien mi dice che una volta che è riuscito ad avvicinarsi all'idea che aveva in mente in relazione al quadro appena dipinto si pone nuovi obiettivi,afferma nel suo slancio giovanile che ha fame di nuove esperienze,che non vuole annoiarsi,all'evidenza è pienamente in una dinamica esplorativa delle proprie potenzialità,presa di coscienza del proprio potere creativo,della propria capacità di incidere nella sua realtà( esterna) attraverso la sua opera,per il momento il processo razionale,analitico è sospeso;il rischio è che passi accanto inavvertito ad alcune delle sue opere piu belle e innovative,confesso che l'entusiasmo di Adrien merita una pausa di riflessione attraverso l'interelazione con un gruppo di osservatori che lo aiutino a valorizare,scoprire alcune opere che aprono nuovi orizonti e che indubbiamente arricchiscono l'alfabeto della comunicazione contemporanea nelle arti.Andrea mi fà osservare che si vede nell'opera di Adrien " una marcata traccia della mia influenza in termini stilistici...",non sono d'accordo,anche se veramente alla lontana c'è qualche vaga citazione della "metafisicaetica".Il fatto è che pure se volesse Adrien è incapace di camminare nel solco altrui!Diciamo che il suo "profondo" ha gia chiaro in mente e stabilito nettamente quali sono le visioni da proiettare sulla tela e quali no,pure se tutto cio avviene ancora in un che di confuzione(interferenze della personalità).Curioso è che anche Adrien ha mosso la stessa critica ad Andrea trovando in casa mia una delle sue "Venus"...per quanto mi riguarda invece entrambi hanno arrrichito,personalizato la"metafisicaetica" piuttosto che imitarla.Ho potuto notare in Adrien un gusto acceso per l'annedottica autobiografica meno misteriosa in termini espressivi di come la praticava Picasso.Purtroppo in questo periodo sono estremamente occupato ma mi riservo appena possibile un approfondimento serio sul lavoro di Adrien e "100 consigli in meno" verso qualcuno che ormai cammina con le sue gambe.Un ultima nota:se aveste la fortuna di una Zia come quella di Adrien (...)abbiatene cura,la mostra a Montecarlo l'ha voluta fortermente lei e si è battuta come un leone contro ogni scetticismo
Contrat/Contratto per prenotare una mostra al "le mercredi des singes" michel.abbatangelo@gmail.com / lemercredidessingesarts@gmail.com
"La Maison de l'Amerique Latin"
Prenotazione di una mostra come dove quando / documento
Vi ricordo che a quanto sappiamo bisogna iscriversi,prenotare la mostra alla "Maison de l'Amérique Latine " oggi per esporre tra due anni (2010),le file di attesa sono lunghe,il resto potete desumerlo da questo fac-simile di contratto.













